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Falciani, lista k.o.

Dietrofront sulla lista Falciani, per la commissione tributaria provinciale di Milano è inutilizzabile. Prosegue l’epopea sulla questione dell’utilizzo in ambito processuale tributario della lista Falciani. Il trend, che dal gennaio 2012 pareva essersi consolidato nell’affermazione dell’utilizzabilità processuale della nota lista (anche alla luce della sentenza della Corte di cassazione n. 38753 depositata lo scorso 4 ottobre) è stato interrotto dalle sentenze n. 236 e 237, depositate dalla quinta sezione della Commissione provinciale lombarda lo scorso 4 ottobre. Con tali pronunce seriali, infatti, sono stati rispettivamente annullati un avviso di accertamento ed un atto di contestazione proprio in ragione della dichiarata inutilizzabilità processuale della lista, tale da determinare il difetto di motivazione dei suddetti atti e la condanna dell’Ufficio alla rifusione delle spese di lite. Nella fattispecie sottoposta all’attenzione del Collegio, come sovente avviene nella prassi, la Gdf prima e l’Agenzia delle entrate successivamente, avevano fondato le rispettive attività di verifica e accertamento, esclusivamente sulla base delle informazioni contenute in una «fiche» acquisita presso l’Amministrazione francese, attraverso i canali della collaborazione informativa internazionale previsti dalla Direttiva n. 77/799/CEE del Consiglio del 19 dicembre 1977. La documentazione de qua, anonima in considerazione dell’assenza di attestazioni delle Autorità francesi volte a dimostrarne l’effettiva riconducibilità all’istituto bancario di provenienza, era stata peraltro acquisita dall’Ufficio senza mettere il contribuente a conoscenza dell’avvio della relativa procedura nonché nelle condizioni di parteciparvi attivamente, con conseguente lesione del suo diritto di difesa. La Commissione milanese, uniformandosi a quanto già statuto dal Tribunale di Pinerolo con il decreto del 4 ottobre 2011 ed in considerazione della provata illiceità della provenienza della documentazione posta alla base dell’attività accertativa dell’Ufficio (accertata dalla sentenza della Court d’Appel de Paris dell’8 febbraio, successivamente confermata dalla sentenza della Court de Cassation de Paris dello scorso 31 gennaio), ha sancito l’inutilizzabilità processuale della lista Falciani ai sensi dell’ultima parte del secondo comma dell’art. 240 c.p.p. Ciò dichiarato, indirettamente criticando il comportamento complessivamente tenuto dall’Amministrazione finanziaria, il Collegio ha altresì ritenuto opportuno concludere, precisando che «nel corso dell’attività di verifica, non sono stati acquisiti, a sostegno della ripresa a tassazione, elementi ulteriori e/o diversi volti ad accertare in concreto la veridicità di quanto riportato nella fiche».

I principi espressi nelle sentenze in commento, evidentemente, contrastano nettamente con l’orientamento di una parte della giurisprudenza tributaria di merito che, seppure con motivazioni differenti e particolarmente sintetiche, si era in precedenza espresso nel senso dell’utilizzabilità della lista ai fini sia della verifica fiscale sia della conseguente attività di accertamento. Se da un lato, infatti, i giudici genovesi hanno individuato il fondamento della sancita utilizzabilità nell’ineccepibilità delle modalità di acquisizione della lista da parte Autorità italiane (in conformità agli accordi internazionali in essere con la Francia sulla mutua assistenza tributaria), per quelli trevigiani tale fondamento risiederebbe nella circostanza della sua acquisizione all’estero da parte di un organo ufficiale (Amministrazione fiscale parigina) e nel proprio difetto di giurisdizione con riferimento alle violazioni eventualmente commesse dall’Amministrazione francese. Le pronunce milanesi in commento, viceversa, si innestano all’interno dell’opposto indirizzo giurisprudenziale che dall’illiceità dell’acquisizione estera della lista, ha fatto derivare, tout court, la sua inutilizzabilità processuale ai sensi degli artt. 191 e 240 c.p.p. (orientamento inaugurato dal decreto del tribunale di Tribunale di Pinerolo del 4 ottobre 2011 e consolidatosi con la sentenza della Ctp di Como n. 188/1/11 depositata in data 15 novembre 2011). Ciò in quanto l’inutilizzabilità della documentazione di cui sia stata accertata e dimostrata la provenienza illecita non può in nessun caso ritenersi sanata dalla legittimità della sua acquisizione da parte delle Autorità italiane, secondo i canali della collaborazione informativa previsti a livello comunitario. Al medesimo orientamento altalenante registrato in Italia, peraltro, si sta assistendo anche in Europa. Mentre in Francia i giudici, in onore del principio di legalità, paiono essersi quasi univocamente schierati per l’inutilizzabilità della lista in quanto formata attraverso la raccolta illegale di informazioni, in Germania, vuoi per l’inesistenza di un divieto assoluto di utilizzabilità delle prove raccolte illegittimamente, vuoi perché l’illecito non è stato commesso dalla pubblica amministrazione ma da un cittadino privato, si è prevalentemente consolidato l’indirizzo opposto.

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