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I falchi della Ue gelano l’Italia “Rispettare il bail in”

Doccia gelata sull’Italia del presidente dell’Eurogruppo, Jeoren Dijsselbloem che, dal Nord Europa, rintuzza Matteo Renzi. Dopo le aperture di mercoledì del vicepresidente della Commissione Dombrovskis che aveva giudicato possibile una «ricapitalizzazione precauzionale» delle banche afflitte dalle sofferenze, ieri il falco olandese ha lanciato il suo “nein”. «Adesso ci sono regole più severe» sull’aiuto pubblico alle banche, «altri paesi hanno ristrutturato i propri istituti di credito prima delle nuove regole del bail in e l’Italia non lo ha fatto», ha tuonato. Parole che suonano come una risposta dell’area tedesca alle accuse di Renzi al rischio derivati nei bilanci della Deutsche Bank e alla tesi del governo italiano che ricorda alla Germania di essere intervenuta con 240 miliardi per il salvataggio delle proprie banche. Tanto che il capogruppo dei socialisti al parlamento europeo, Gianni Pittella, ha replicato minaccioso all’olandese: «Faccia più attenzione alle sue parole».
Ma la questione “italiana” è ormai talmente importante per il futuro dell’euro da suscitare opinioni diverse tra gli esponenti delle varie istituzioni europee. Per esempio, il vicepresidente della Bce Vitor Constancio ha detto ieri sera che «la situazione attuale, con nuovi cali delle azioni dopo Brexit, merita una profonda riflessione sull’opportunità di superare alcune imperfezioni del mercato con un po’ di sostegno pubblico per migliorare decisamente la stabilità di alcuni settori bancari». E per quanto Constancio abbia ammesso che le regole del bail in «vanno applicate », ha aggiunto che queste «dovrebbero essere considerate nella loro interezza, incluse possibili eccezioni per questioni di stabilità finanziaria, a livello nazionale o europeo».
Lo scenario peggiore di questa situazione è stato messo in luce dall’autorevole Economist,che non esita a definire quella italiana come una situazione esplosiva che, se mal gestita, «potrebbe segnare il disfacimento dell’Eurozona » innescando un effetto domino. Il settimanale consiglia all’Europa di chiudere un occhio: se salta il tappo delle banche, Renzi rischia di perdere il referendum e a quel punto potrebbe tornare il caos politico. «La risposta giusta è autorizzare il governo italiano a finanziare i meccanismi di difesa delle sue banche vulnerabili con capitali pubblici che siano sufficienti per placare i timori di una crisi sistemica», scrive l’Economist. Scenario che non sembra aver intaccato le convinzioni della commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, che vigila sul rispetto degli aiuti di stato. «Contatti continui ma la nostra posizione non cambia», ha detto.
Lo scoglio che non si riesce a superare riguarda l’utilizzo di soldi o garanzie pubbliche per sostenere la ricapitalizzazione preventiva di banche che hanno problemi a superare gli stress test. E’ la situazione in cui si sta infilando il Monte Paschi nei prossimi mesi. In questi casi lo stato può intervenire ma il principio del “burden sharing” costringe a convertire in capitale le obbligazioni subordinate (salvando invece quelle senior e i depositi oltre i 100 mila euro). E poichè i bond subirdinati di Mps ammontano a circa 6 miliardi e sono in tasca a circa 60 mila risparmiatori italiani (spaventa l’emissione da taglio di 1.000 euro per 2,1 miliardi con scadenza 2018), la prospettiva di convertirli in azioni dal valore assai risicato preoccupa il governo italiano più di ogni altra cosa. Renzi non può permettersi le proteste dei risparmiatori alla vigilia del referendum di ottobre ma potrebbe annunciare, insieme all’intervento pubblico, il riacquisto o il rimborso integrale di tutti i bond in mano ai risparmiatori. Ma anche questa soluzione richiede un forte coordinamento con le autorità europee.

Roberto Petrini e Giovanni Pons

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