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Fake news, legge del Pd multe fino a 5 milioni

Fare pulizia delle fake news. Bloccare i teppisti da tastiera. Inseguire chi diffama, inneggia al fascismo, attenta alle istituzioni democratiche cavalcando le piattaforme social. È il cuore del progetto di legge targato Pd che sarà depositato nelle prossime ore al Senato dal capogruppo dem Luigi Zanda. Con una rivoluzione copernicana importata dalla Germania: gli spazzini della Rete dovranno essere i social network. A Facebook, Twitter, Instagram spetterà infatti filtrare le segnalazioni degli utenti. Vigilare. E se falliranno, la sanzione sarà salatissima: mezzo milione di euro per ogni singolo caso, cinque milioni per gli errori “di sistema”.
Al testo — che importa le regole adottate da Berlino lo scorso settembre — lavora da due mesi la senatrice dem Rosanna Filippin. Certo, è tardi per approvarlo prima delle elezioni, ma il segnale sarà lanciato comunque: « Il ddl — assicura Zanda — sarà una base solida per ripartire nella prossima legislatura » . La cautela è d’obbligo. « Abbiamo sgamato Lega e 5 stelle che usano gli stessi codici, le stesse infrastrutture della rete — dice Matteo Renzi alla Leopolda — ma non pensiamo a nuove leggi, figuriamoci, a pochi mesi dal voto. Ogni quindici giorni però presenteremo un rapporto sulle schifezze in rete » . « Una norma è necessaria — spiega Matteo Richetti — ma è impensabile approvarla in piena campagna elettorale».
Un testo però, intanto, c’è già, e la filosofia che lo guida è responsabilizzare al massimo l’unico soggetto in grado di usare l’accetta in tempi ragionevoli, cioè i social network con più di « un milione di utenti registrati sul territorio nazionale » . Restano fuori i giornali on line e WhatsApp. Cosa dovranno fare precisamente colossi della socialità virtuale come Facebook e Twitter o gli organismi di “ autoregolamentazione” esterni a cui potranno affidarsi? Raccogliere i reclami degli utenti ultraquattordicenni su fake news o contenuti illegali. Decidere se rimuoverli, bloccando gli autori. E farlo in tempi strettissimi: 24 ore se il post è « manifestamente illecito», una settimana se necessario per verificare la «denuncia».
Il ventaglio dei reati nel mirino della norma è ampio. La diffamazione, innanzitutto. E ancora, minacce, stalking, pedopornografia e trattamento illecito dei dati personali. Non basta, perché l’obiettivo è limitare anche l’offensiva allo Stato a mezzo bufale: dai delitti contro la sicurezza nazionale al terrorismo, eversione dell’ordine democratico e apologia del fascismo, istigazione a delinquere, associazione mafiosa e offesa a confessioni religiose. In questi casi, il motore della richiesta di rimozione sarà il pubblico ministero.
E che succede se i social ignorano la richiesta delle potenziali vittime di fake news? Ciascun utente potrà rivolgersi al Garante della privacy. E i gestori dovranno rispondere all’Autorithy — ed eventualmente all’autorità giudiziaria — in modo rapido. Chi violerà questa disposizione, o non si doterà di un sistema efficace per far fronte ai reclami, o dimenticherà di stilare rapporti semestrali sull’offensiva delle fake news, dovrà pagare fino a cinque milioni di euro.
Tutto, insomma, è in movimento. Su vari fronti. Proprio in queste ore scende in campo anche l’Agcom, lanciando dal prossimo 4 dicembre un tavolo tecnico per la « garanzia del pluralismo e la correttezza dell’informazione sulle piattaforme digitali » . « Ci lavoriamo da un anno», dice il consigliere Antonio Nicita. L’idea è quella di capire se e come i colossi del web rispondano alla disinformazione prodotta in rete, monitorando pure l’esistenza di account falsi legati a flussi economici, anche esteri. All’appuntamento si ritroveranno pezzi da novanta come Facebook, Google, Twitter, Fnsi, editori come Sky, Rai e Mediaset, per i relativi portali internet.
Tempo sprecato, per le opposizioni grillo- leghiste. «Occupiamoci di problemi un pochino più seri — attacca Matteo Salvini — le fake news sono quelle di tg e giornali, che fanno da grancassa alle bugie del Pd». E i 5 stelle, a ruota: «Il Pd è sotto ricatto di Verdini per qualsiasi cosa — sostiene la senatrice Paola Taverna — e questi perdono tempo appresso alle fake news che si inventano da soli?».

Tommaso Ciriaco Annalisa Cuzzocrea

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