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Fake news, cresce l’allarme Beffato un italiano su due

Per prima la Russia. Tuttavia non avrebbero potuto condizionare gli orientamenti della società se non si fosse verificata, in pochi anni, una vera rivoluzione nelle pratiche e nei sistemi di informazione e di formazione dell’Opinione pubblica.
Infatti, per informarsi, dieci anni fa, il 30% degli italiani ( intervistati) utilizzava, ogni giorno, i quotidiani cartacei. Il 25% consultava internet. Oggi il rapporto si è rovesciato. In misura molto marcata. Il 63% si informa attraverso internet. Sempre più, anzi, soprattutto, attraverso lo smartphone. Il 58% di essi: è sempre connesso. Con il telefonino fra le mani. Dovunque. Solo il 17%, invece, si informa attraverso i giornali “ di carta”. Questo “ rovesciamento”, in effetti, si è consumato in un periodo molto breve. In particolare: negli ultimi anni. Il ricorso a internet, nel biennio 2014- 15, era già salito quasi al 50%. Pressoché il doppio rispetto ai quotidiani di carta, nel frattempo scesi al 24- 26%. Ma negli ultimi due anni il distacco si è accentuato ulteriormente.
E oggi, nel 2017, è divenuto quasi un abisso: 63% su internet, 17% su carta. I giornali, cioè, continuano ad essere consultati. Ma in tempo reale, su internet. Gli altri media hanno tenuto le loro posizioni. La televisione: davanti a tutti gli altri. Consultata quotidianamente da oltre 8 italiani su 10. E quindi sempre importante, per ( in) formare l’opinione pubblica. Poi la radio. Il medium che continua ad essere considerato più affidabile. Ma la rete ha occupato spazi sempre più ampi. In settori di popolazione sempre più estesi e trasversali. Fra i giovani e non solo. Utilizzando il traino dei Social Media. Destinati a divenire presto il crocevia di ogni comunicazione e di ogni informazione. ( Lo documenta, in modo efficace, un recente studio di Vittorio Meloni, pubblicato da Laterza: “ Il crepuscolo dei Media”). Così, le informazioni tendono a diffondersi e a venire diffuse in modo rapido. Anzi: im- mediato. Scavalcando mediazioni e media. Ma, di conseguenza, anche i controlli. Che vengono affidati agli stessi canali. La rete e social- media. Tutti, cioè, possono controllare tutti. E tutti, al tempo stesso, possono entrare nella rete. Introducendo e diffondendo informazioni.
Immediate. Difficili da controllare. Anche perché, in rete, talora, anzi, spesso, la news, la novità, ha valore in sé. La verifica: verrà dopo. Perché domani è un altro giorno. Si vedrà.
Così, oggi, metà degli italiani ammette di aver creduto “ vera” una notizia letta su internet, che poi si è rivelata “ falsa”. Ma solo il 22% afferma di non essere mai stato “ ingannato”. In particolare: coloro che in rete ci vanno in modo saltuario. E, per questo, sono meno esposti ai messaggi che vi circolano.
Tuttavia, internet non è solo il luogo dell’inganno, ma, per sua natura, anche della de- mistificazione.
Dell’auto- controllo. D’altra parte, un italiano su tre ( 34%) considera Internet il canale dove l’informazione circola “ più libera e indipendente”. Il 44% dichiara di avere fiducia, nella rete. Un dato in crescita di 7 punti, negli ultimi due anni, dopo un periodo di declino, successivo al 2013.
Probabilmente dettato da giudizi e pregiudizi politici.
Visto il collegamento immediato con il risultato del M5s alle elezioni politiche di quell’anno. Gli elettori dei 5s, peraltro, sono fra quelli che ammettono, in maggior misura, di aver creduto nelle “ False notizie” che circolano in rete. Rilanciandole, a loro volta. Lo stesso si osserva tra i più giovani. Perché la confidenza con internet espone alle fake news. Ma, al tempo stesso, fornisce strumenti e competenze per farvi fronte. Prima degli altri.
Così, se circa metà degli italiani sostiene di essere caduto nella trappola, per la precisione, nella “ rete” delle fake news, quasi altrettanti riconoscono di averle riconosciute — e demistificate — con lo stesso — e “ nello” stesso — mezzo. Cioè, in rete. Su internet. Il rischio maggiore, per questo, è che le voci infondate si riproducano con “ altri media”. In particolare, la tivù. Il cui pubblico “ esclusivo” è anche il meno attrezzato a riconoscerle. Comunque, a esercitare la “ sfiducia preventiva”. Per questo motivo, mentre ci avviciniamo alla campagna elettorale, e anzi ci siamo già entrati, è meglio “ diffidare”.
Valutando con attenzione, quel che passa sulla rete. Ma anche in tv e sui media “ tradizionali”. I quali, tradizionalmente, rilanciano — e amplificano — i messaggi che promettono più audience. Falsi o veri, si vedrà. Più avanti.
Al tempo stesso, a maggior ragione, c’è bisogno di Osservatori che vigilino non solo sulla “ Par condicio”, ma sulla “ verità” delle news.
Per evitare, oggi più che mai, di entrare in un clima d’opinione e, dunque, in un clima elettorale, inquinato. Da false notizie, falsi sondaggi, false rappresentazioni.
Fino a produrre una fake campaign…

Ilvo Diamanti

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