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Fake news, a ciascuno la sua legge

In parlamento c’è un affollamento di leggi per combattere le fake news. E mentre i partiti si armano di proposte e ddl, un nuovo caso di contenuto offensivo sui social network riaccende lo scontro tra Pd e M5s. Sul gruppo Facebook ‘Per Matteo Renzi Insieme’, community di fan del segretario dem che conta circa 15mila iscritti, è comparsa infatti una card ( un poster digitale), con la faccia di Beppe Grillo in chiaroscuro accompagnata dalla scritta: «Il treno di Renzi non ha ucciso nessuno perché Renzi non ha un treno. La macchina di Grillo invece una famiglia l’ha veramente sterminata » . Il cartello viene disconosciuto dalla pagina ufficiale del Pd su Facebook. Per Matteo Richetti, capo della comunicazione del partito: « Questo post, questa pagina, questa presenza sulla Rete non ci appartiene, non ha nulla a che vedere con Matteo Renzi, con il Pd e con i suoi militanti » . Ma il gruppo “ Per Matteo Renzi Insieme”, dopo aver eliminato il post sotto accusa, si giustifica: «Abbiamo detto la verità con un’immagine forte e provocatoria ».
« Quest’ultimo caso spinge a riflettere sulla definizione stessa di fake news non illecita – spiega l’avvocato Guido Scorza, esperto di diritti sul web – che nessuna forza politica è riuscita ancora a mettere a fuoco, dal momento che un qualsiasi contenuto illecito rientra nel campo di reati già punibili, come la diffamazione».
Quali sono dunque le proposte in campo sul fronte legislativo? Oltre al disegno di legge Pd al Senato, che interviene soprattutto sui contenuti illeciti diffusi attraverso i social network, c’è anche la proposta di Forza Italia. E, novità appena annunciata, un secondo ddl dei democratici, a prima firma del deputato Michele Anzaldi, sull’obbligo di trasparenza della proprietà dei siti internet. Sullo sfondo una sola certezza: nessuno dei tre disegni ha la minima chance di arrivare in porto, se non altro per motivi di agenda con la legislatura agli sgoccioli.
Alla Camera l’azzurra Nunzia De Girolamo ha depositato un testo, che vorrebbe aprire alla collaborazione di tutti, su « anonimato on line e diritto all’oblio». Prevede cioè «il divieto, definibile assoluto, di inserire contenuti on line di qualsiasi genere in forma anonima ». Perché – secondo la deputata forzista – è proprio grazie all’anonimato e alla relativa impunità che si generano le fake news. Così, le piattaforme digitali dovrebbero tutte registrare i propri utenti attraverso nickname, password, email e relativo codice fiscale. In modo che – nel caso un’autorità giudiziaria voglia risalire alla persona fisica che sta dietro un determinato account – lo possa fare senza difficoltà. I colossi web che non si adegueranno a queste forme di registrazione verrebbero puniti con un’ammenda fino a 5 milioni di euro.
« L’anonimato in rete è una bestia multicefala – aggiunge Scorza – ed eliminarlo tout court non favorisce la libertà di parola. Rilancio la vecchia idea dell’anonimato protetto: sono libero di postare quello che voglio ma mi faccio identificare dal provider, cioè da chi mi apre la porta della Rete, che potrà mettere la mia reale identità a disposizione dell’autorità giudiziaria in caso di reati».

Annalisa Cuzzocrea Monica Rubino

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