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Factoring verso i 190 miliardi

Il factoring scommette su un 2016 all’insegna della stabilità. È quanto emerge dall’ultima analisi realizzata da Assifact, che ha chiesto ai propri associati il sentiment per l’anno in corso. L’orientamento degli operatori è verso una crescita del mercato positiva, ma nel complesso contenuta. Nel primo semestre il turnover complessivo, il flusso lordo dei crediti ceduti dalla clientela al sistema di factoring, dovrebbe segnare un +2%, che a fine anno crescerà al 3,3%, toccando così i 190 miliardi di euro contro i quasi 185 del 2015. In aumento (2,6%) anche l’outstanding, il totale dei crediti ceduti e non ancora incassati a una certa data. «Il sistema del factoring lo scorso anno ha sostenuto l’economia reale verso la ripresa – spiega Rony Hamaui, presidente di Assifact – e i dati appena raccolti segnalano una sostanziale stabilità, con incrementi attesi nell’ordine di qualche punto percentuale. Vedo degli spazi di miglioramento e di sviluppo».
Hamaui si concentra anche sulle sofferenze, che nel sistema del factoring sono meno di un terzo di quelle delle banche: «A fine anno rappresentavano il 3% degli impieghi contro l’11% delle banche. Inoltre le nostre esposizioni nette sono coperte al 67,4%, meglio del 58,7% delle banche» aggiunge, prima di passare a quelli che sono i veri punti di snodo del sistema: «Chiediamo al Governo un intervento di semplificazione sulla nostra materia e soprattutto ci aspettiamo una riforma della legge del factoring (legge 52 del 1991, ndr) che sia in chiave europea, ispirata a quella tedesca – osserva Hamaui – e che finalmente introduca minori rischi di revocatoria. Per il legislatore l’occasione potrebbe arrivare dalla revisione della legge fallimentare».
Un’ulteriore richiesta dell’associazione riguarda l’adozione di una modalità più snella nella cessione dei crediti della Pa. «Spero che l’Autorità nazionale anticorruzione possa eventualmente chiarire e disciplinare alcuni passaggi del Nuovo codice appalti inerenti alle cessioni dei crediti da appalti che talvolta vengono usati strumentalmente dalle amministrazioni debitrici per ostacolare lo smobilizzo da parte delle imprese».
Per quanto riguarda lo sviluppo del comparto, negli ultimi anni si è vista l’affermazione della formula “pro soluto”, quella che lascia in capo alle società di factoring il rischio del mancato pagamento. Il “pro soluto” nel 2015 valeva poco più dei due terzi del flusso contro il 32% del factoring “pro solvendo”. «La prima formula si è affermata nel tempo non solo per la scelta di sollevare l’impresa cedente dal rischio di insolvenza del proprio cliente in un periodo storico segnato da un deciso deterioramento della qualità del credito – dice Hamaui -. Hanno infatti influito anche il contesto e l’evoluzione normativa come, per esempio, l’applicazione dei princìpi contabili internazionali, che hanno cambiato le esigenze della clientela e portato le società del factoring allo sviluppo di nuovi tipi di contratti».
L’anticipazione del credito è uno strumento utilizzato soprattutto dalle imprese lombarde, che rappresentano un terzo del mercato nazionale, seguite da quelle del Lazio (21%), del Piemonte (quasi l’11%) e del Veneto (7%). Il mercato, secondo i dati Assifact del 2015, è saldamente nelle mani di tre società: Mediocredito Italiano, Unicredit Factoring e Ifitalia, che complessivamente detengono quasi i due terzi del flusso lordo dei crediti ceduti.

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