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Factoring, leasing o minibond L’alternativa alle banche c’è

I primi, timidi segnali di ripresa dell’economia non sono stati fin qui accompagnati da un’inversione del trend nell’erogazione del credito. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Banca d’Italia sui prestiti delle banche, ad aprile l’ammontare è risultato in calo del 3,1% su base annua, per quanto in lieve decelerazione dal -3,3% registrato a marzo.

Non solo: come rilevato da Confartigianato, il credito per gli imprenditori italiani è il più salato d’Europa, con tassi di interesse sui nuovi finanziamenti pari al 3,45%, superiori di 72 punti base in confronto alla media del 2,73% registrata nell’Unione europea. Una situazione di difficoltà che ha molteplici ragioni, dal permanere di un elevato livello di sofferenze agli esami europei che stanno affrontando gli istituti di credito, e che impone alle aziende di cercare soluzioni di finanziamento alternativo. Tra minibond, ingresso nel capitale di investitori finanziari, quotazione e factoring, le opportunità non mancano: la sfida principale sta nell’individuare lo strumento più adatto alle proprie necessità, in modo da evitare scelte avventate che possono poi pesare sulla sostenibilità del business.

Strumenti a confronto. Stefano Salvadeo, head of advisory services di Bernoni Grant Thornton, ha realizzato in esclusiva per ItaliaOggi Sette un confronto tra i tassi medi di finanziamento applicati alle aziende italiane (tabella in pagina).

Oltre agli anticipi e sconti e ai mutui a tasso fisso e variabile, vengono considerati anche il factoring e il leasing strumentale. Il primo è un contratto in cui l’azienda cede i propri crediti a una società specializzata (il factor) che, in cambio di un corrispettivo, si impegna a fornire una serie di servizi, dalla contabilizzazione alla gestione delle fatture, fino al finanziamento all’imprenditore cedente. Nei giorni scorsi Assifact (Associazione Italiana per il factoring) ha presentato i dati di mercato, rilevando nei primi quattro mesi dell’anno un giro d’affari di 5,53 miliardi di euro, in crescita del 4,41% rispetto allo stesso periodo del 2013. Il leasing strumentale, invece, si rivolge ai professionisti e agli imprenditori che hanno l’esigenza di acquisire beni produttivi e macchinari necessari allo sviluppo della loro attività. Si tratta di un contratto con il quale un soggetto (utilizzatore) richiede ad una società finanziaria (concedente) di acquistare o far realizzare da un produttore il bene, per averlo in uso per un periodo di tempo prefissato e contro il pagamento di un canone periodico. Al termine della locazione l’utilizzatore può diventare proprietario del bene con il pagamento del prezzo stabilito.

Lo spread in discesa facilita i finanziamenti. «Dallo studio effettuato emerge un risultato interessante soprattutto per quel che concerne i mutui a tasso variabile», spiega Salvadeo. «Il basso livello raggiunto dall’Euribor, che dovrebbe restare tale per i prossimi anni, permette alle aziende di avere un effetto benefici in termini di costi». Anche se va ricordato che, specialmente per i finanziamenti a lungo termine, il rialzo dei tassi comporta maggiori oneri economici per la società finanziata. «In presenza di importi elevati e periodi di finanziamento particolarmente lunghi è opportuno quindi ricorrere a strumenti di copertura tassi (anche se può comportare un maggior costo nell’immediato)», aggiunge.

Minibond per il lungo periodo. La discesa degli spread avvenuta negli ultimi mesi ha conseguenze benefiche anche su altre forme di finanziamento, a cominciare dai minibond, introdotti nel nostro ordinamento con il decreto sviluppo 2012 (decreto legge n. 83 del 22 giugno 2012, convertito con la legge n. 134 del 7 agosto 2012), che ha avvicinato le modalità di emissione da parte delle Pmi non quotate a quelle previste per le società presenti sui mercati regolamentati.

I minibond non sono inseriti nella tabella in quanto si tratta di strumenti di finanziamento di medio-lungo termine, difficili da comparare con quelli considerati. Prendendo in esame le emissioni quotate all’Extramot Pro da dicembre 2013 a oggi, per questi strumenti si rileva un tasso mediano del 6%. «Al tasso di interesse devono essere aggiunti tutti i costi di emissione e gestione: per questo motivo l’importo emesso deve superare certe soglie critiche al di sotto delle quali i costi fissi non sono completamente ammortizzabili», spiega Salvadeo. «Nonostante i minibond presentino un tasso mediano più alto del tasso medio dei mutui (dati Banca d’Italia), lo spread è minimo, pari allo 0,83%». Va poi considerato che questo strumento non è garantito da garanzie reali, al contrario (per esempio) dei mutui.

Secondo l’avvocato Giuliana Durand, associate partner di Roedl & Partner, i minibond sono un’innovazione positiva in una fase di persistente riduzione del credito bancario, in quanto «amplia il mercato del credito». Vista dall’altra parte, «la costituzione di fondi che investono in minibond emessi da Pmi rappresenta per le banche e per gli investitori istituzionali, anche esteri, una nuova opportunità. Così come «la possibilità di fornire servizi di advisoring e di assistenza all’impresa emittente nella emissione del titolo fino al suo collocamento, o ancora la possibilità di agire come sponsor di supporto all’operazione».

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