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Facebook vs Google, il duello finale

di Maria Teresa Cometto

I’ m ceo, bitch! «Comando io qui!» , si fa scrivere sul biglietto da visita Mark Zuckerberg quando la sua Facebook diventa una vera azienda. È una delle scene chiave di The Social Network . Sette anni dopo, Zuckerberg non ha mollato il potere da amministratore delegato (chief executive office r, ceo) e il film che lo immortala — candidato a otto Oscar — non solo non ha danneggiato la sua immagine, ma l’ha resa ancor più popolare e cool («giusta» , di moda). La stessa battuta (più volgare nel doppiaggio italiano…) sembra averla fatta propria un altro genio del web, Larry Page, che da aprile torna a capo di Google, la società co-fondata con Sergey Brin, dopo averla lasciata gestire per dieci anni da Eric Schmidt. Testa a testa — non a caso la decisione di Page è venuta dopo la notizia che Facebook è diventato il sito più visitato negli Stati Uniti, superando Google; mentre anche a livello globale la quota di mercato della «rete di amici» sta avvicinandosi velocemente a quella del famoso motore di ricerca (8,6%contro 9,6%nel novembre 2010, dati comScore , vedi grafico). Si è aperta così la guerra per stabilire chi, fra Zuckerberg e Page, è il vero Re di Internet: il bottino in palio è la fetta maggiore del mercato della pubblicità online , stimato in oltre 100 miliardi di dollari entro un paio d’anni dalla società di ricerca Idc. Un primo test è la gara a chi si aggiudica la preda più ambita oggi fra le dot. com che fanno «rete» via telefonino: Twitter, nata nel 2006, con 200 milioni di utenti che lanciano ai loro «seguaci» messaggini da 140 caratteri, ai quali dalla scorsa estate è collegata anche la pubblicità. Fa quindi gola sia a Google sia a Facebook, che cercheranno di strapparsela a suon di miliardi: si parla di valutazioni fra gli 8 e i 10 miliardi di dollari, cifre da «Bolla» per una società ancora in rosso. Il conflitto, non dichiarato ufficialmente, era già strisciante da tempo nella Silicon Valley, la capitale mondiale dell’innovazione tecnologica, sede di entrambe le dot. com . Facebook ha «rubato» almeno 200 ingegneri e altri impiegati dalla rivale, compresa Sheryl Sandberg, il braccio destro operativo di Zuckerberg e suo «angelo custode» adulto. Un campanello d’allarme importante in un business dove i cervelli sono la materia prima fondamentale. Ritorno al passato La sfida per Page è far tornare cool Google sia per i giovani talenti di cui ha bisogno per creare nuovi servizi e nuove fonti di profitti sia per i consumatori di cui vuole riguadagnare la massima attenzione. Fino all’anno scorso infatti la pagina iniziale di Google — bianca, pulita, facile e veloce da usare — era il punto d’ingresso in Internet indiscusso per la maggioranza degli utenti della rete, sia sui pc e laptop tradizionali, sia sui telefonini intelligenti grazie al successo del sistema operativo Android della stessa Google, diventato in poco tempo il più diffuso in America e il numero due nel resto del mondo (dopo quello di Nokia, ma prima di Apple). Ora il suo dominio è minacciato dal boom di Facebook, che ha raggiunto 600 milioni di utenti: molti sono collegati 24 ore al giorno al suo network e lo usano non solo per tenersi in contatto con gli amici, ma per scambiare rapidi messaggi al posto delle email ricevere notizie dai media e commentarle, scambiare consigli per gli acquisti. Funzioni diverse Solo apparentemente Google e Facebook risolvono due problemi diversi della gente: la prima, trovare la risposta giusta nel più breve tempo possibile e, la seconda, coltivare le relazioni sociali. «Entrambe danno informazioni e attraggono investimenti pubblicitari dai tradizionali canali del marketing — ha spiegato su Forbes Reuven Brenner, professore di management alla McGill University —. E le reti sovrapposte di amici digitali possono distribuire informazioni molto più velocemente» . Altri vantaggi competitivi di Facebook sono: l’identikit dei suoi utenti, che dichiarano dati personali, gusti e desideri; la forza delle raccomandazioni degli amici, di cui la gente si fida di più di qualsiasi altra fonte d’informazione; il sistema «spontaneo» di pubblicità che non dipende, come per Google, da una ricerca individuale. È insomma il sogno degli inserzionisti, commenta Brenner, secondo cui inoltre è più difficile replicare una rete come Facebook che non scoprire un algoritmo di ricerca migliore di quello di Google. Tutto questo può giustificare la valutazione astronomica raggiunta da Facebook, almeno 50 miliardi di dollari con l’ultima operazione organizzata da Goldman Sachs. Accordi paralleli E la competizione è solo iniziata. Facebook è partner di Microsoft che le fornisce la funzione di ricerca con Bing, ma secondo le indiscrezioni starebbe sviluppando un proprio modello di social search (ricerca sociale, ndr) alternativo a Google e c’è anche chi si aspetta prima o poi un modello di telefonino con il marchio Facebook. Dall’altra parte Google ha fatto vari tentativi per lanciare un suo network sociale — da Orkut a Buzz e Google Me — tutti finora senza successo. Page ci riproverà, cercando di dare una scossa a un gigante un po’ assopito e burocratizzato. Lui è più vecchio di 11 anni rispetto a Zuckerberg, ma ne condivide molte caratteristiche: vengono entrambi da una famiglia ebrea, hanno un animo ribelle contro protocolli aziendali, sono libertari e con ideali internettiani simili. Zuckerberg sulla sua pagina di Facebook dice di voler «fare cose per aiutare le persone a connettersi e condividere le cose importanti per loro» . Google ha la missione di «organizzare le informazioni del mondo e renderle universalmente accessibili e utili» , insieme al motto Don’t be evil («non essere cattivo» ). L’ex ceo Schmidt era più disposto a scendere a patti con il «male» (evil ) per far affari, per esempio con i censori del regime cinese (un’idea stoppata dai fondatori). Page spera di salvare l’anima e i profitti di Google tornando allo spirito delle origini. Wall Street sembra scettica (le azioni Google valgono oggi come tre mesi fa, contro un rialzo di quasi il 10%del mercato) e aspetta con ansia il debutto in Borsa di Facebook.

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