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Facebook vola sul «mercato grigio»

di Simone Filippetti

Non puoi farti 500 milioni di amici senza farti qualche nemico, proclama la locandina del film «Facebook», un successo planetario al botteghino. Ma non puoi nemmeno valere 50 miliardi di dollari (o forse anche addirittura 125) senza gonfiare una bolla. Sul grey market, il mercato non ufficiale dove si fanno le pre-contrattazioni di azioni di società in procinto di essere quotate, il social network ieri scambiava a livelli che scontavano una capitalizzazione di 76 miliardi. La Facebook mania, il sito internet più cliccato al mondo e valutato da Goldman Sachs la stratosferica cifra di 50 miliardi di dollari in vista di una possibile quotazione, e che ora potrebbe sfondare addirittura i 100 miliardi, non accenna a diminuire e assomiglia all'insana euforia dotcom della new economy, che fu la prima ondata di internet. Dieci anni dopo arriva la seconda ondata, stavolta guidata dal fenomeno mondiale dei social network: tutti ne parlano, tutti sono su Facebook, ma la sensazione è che ancora nemmeno il suo fondatore Mark Zuckerberg abbia capito bene quanto possa stare davvero in piedi il business del popolare sito dove amici e conoscenti si incontrano e chiacchierano (senza pagare nemmeno un centesimo).

Eppure Goldman Sachs non si è spaventata ed è corsa a offrire un finanziamento da 500 milioni di dollari, in vista di una futura quotazione a Wall Street, e a giudicare dal boom di richieste (il private placement ha polverizzato 1,5 miliardi di dollari di richieste in pochissimo tempo) si è un successo annunciato. Con quel prestito a fermo, Goldman implicitamente prezza il sito più cliccato del mondo 50 miliardi. I più convinti "bullish" su Facebook fanno circolare numeri astronomici: 125 miliardi di valore per il social network. Ma davvero Facebook vale così tanto o la memoria del mercato è sempre corta, anzi cortissima visto che il mondo sta appena uscendo da una crisi senza precedenti?

Nel 2010 il sito di Mark Zuckerberg si stima abbia generato 1,2 miliardi di ricavi, con un balzo di oltre il 100% dai 777 milioni. Chi compra azioni Facebook compra una storia di crescita, ma la valuta qualcosa come venticinque volte i suoi ricavi. E ben 71 volte gli utili dei primi nove mesi (777 milioni). I multipli di Facebook sono più del doppio di quelli del tanto vituperato private equity; e calcolati sui soli ricavi, come s'usava fare proprio all'epoca della sbronza da new economy. E tutti sanno come poi è andata a finire.

Vero è che anche Google, quando sbarcò in Borsa sette anni fa, era circondata da un forte scetticismo, per il prezzo ritenuto esagerato (85 dollari ad azione, che pure era il più basso della forchetta). Oggi il motore di ricerca viaggia sopra i 620 dollari. Tanto, ma appena sei volte i ricavi correnti. Il business model di Facebook, invece, è ancora un'incognita. Sì, ci sono 600 milioni di iscritti (che non vuol dire 600 milioni di persone disposte a spendere), ma ai ricavi attuali vuol dire che ogni utente vale appena 2 dollari. Da qui a ricavarne introiti, liquidità e utili in modo stabile la strada è ancora lunga. Di fatto per ora l'unica fonte di ricavo è la pubblicità. Ma questo allora farebbe di Facebook un classico titolo editoriale e allora i multipli sarebbero ancor più esagerati. Comunque vada, chapeau a Goldman Sachs. La prima e più potente banca d'affari al mondo ha già vinto la sua scommessa su Facebook, ancor prima della quotazione, se mai ce ne sarà una. Come? Con le commissioni che incasserà dal private placement appena chiuso. Senza contare la pubblicità e l'effetto marketing che Facebook garantirà a Goldman. Per la banca quei 500 milioni sono semplicemente un investimento a basso rischio. Con buona pace dei profeti delle bolle.

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