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Facebook: tanti amici, niente Borsa

di Maria Teresa Cometto

Con amici come Goldman Sachs e gli oligarchi russi, chi ha bisogno di debuttare ufficialmente a Wall Street? Non Facebook, il sito di social networking fondato da Mark Zuckerberg con oltre mezzo miliardo di amici nel mondo, che nei giorni scorsi ha annunciato di aver ricevuto 500 milioni di dollari dalla banca d'affari americana e dalla società d'investimenti di Mosca Digital Sky Technology (Dst). E nemmeno le altre start-up più popolari come il sito di «giochi sociali» Zynga e Twitter. Controlli Sta emergendo infatti un nuovo modo per diventare un'azienda «pubblica» , quindi accedere ai capitali forniti da un'ampia gamma di investitori, senza dover lanciare un'Ipo (offerta iniziale di acquisto di azioni) e sottostare a tutti i regolamenti della Sec, la Consob Usa. «Facebook, grazie all'operazione con Goldman Sachs, ha aperto una strada che reinventa cosa significa essere una società quotata» , ha commentato Bryce Roberts, venture capitalist cofondatore di O'Reilly AlphaTech Ventures a San Francisco. Non è chiaro quanto questa formula possa andare avanti, perché la Sec ha aperto un'inchiesta sulla sua legalità in relazione alla regola per cui un'azienda privata quando supera la soglia di 500 azionisti è comunque obbligata a quotarsi con un'Ipo. E da qualche mese sono nel mirino dei controllori anche gli scambi di azioni di tutte le altre start-up non quotate ufficialmente, ma trattate online sui mercati www. secondmarket. com e www. sharespost. com (vedi tabella). Creati come servizio per gli insider (dirigenti) e dipendenti di queste aziende che, prima dell'Ipo, vogliono monetizzare i pacchetti ricevuti come parte dei loro compensi, questi siti sono fioriti come vere e Borse private e hanno fatto nascere anche fondi ad hoc per investirci. Di fatto l'operazione Goldman Sachs è una specie di maxi-fondo d'investimento in Facebook: le azioni comprate, infatti, saranno rivendute ai clienti privilegiati e ricchi della banca (ognuno deve versare almeno 2 milioni di dollari e vincolarsi a non rivendere i titoli fino al 2013). Goldman Sachs ci guadagna con le commissioni (il 4%e oltre sul collocamento delle azioni fra i clienti e il 5%dei profitti) e Facebook risparmia i costi della regolamentazione Sec. Secondo Ben Horowitz, un altro venture capitalist della Silicon Valley e azionista di Facebook, quotarsi sul Nasdaq (specializzato in aziende hi-tech) o sul Nyse (New York Stock Exchange) oggi costa 5 milioni di dollari l'anno, mentre prima delle nuove regole Sarbanes-Oxley solo un milione. «L'incentivo per quotarsi è diminuito e il peso di andare in Borsa è aumentato — ha detto Horowitz al Wall Street Journal —. In confronto agli Anni '90 quando tutti andavano in Borsa appena possibile anche con fatturati molto più bassi, oggi l'ambiente normativo e il potere degli hedge fund hanno reso pericoloso per una start-up quotarsi senza avere una forte riserva di liquidi. Noi raccomandiamo alle nostre società partecipate di essere molto caute prima di decidere un'Ipo» . Certo, la corsa al Nasdaq negli Anni 90 aveva portato alla Bolla scoppiata nel marzo 2000, bruciando molti risparmi dei piccoli investitori che ci avevano scommesso. Nuova bolla Oggi c'è chi suona il campanello d'allarme sulle valutazioni implicite delle società trattate su Secondmarket e Sharespost — oltre 50 miliardi di dollari per Facebook, quasi 5 miliardi per Twitter e per Zynga —, definendole a livelli di nuova Bolla. La differenza è che chi vi investe — Dst, Goldman Sachs e i suoi clienti — è per definizione un investitore sofisticato e capace di valutare i rischi, non bisognoso della «protezione» della Sec. Ma l'altra faccia della medaglia è che gli investitori ordinari — quelli non «amici» di Goldman Sachs — sono tagliati fuori dalla possibilità di avere una piccola fetta di un business promettente, ancorché ad alto rischio: è la negazione dello spirito del capitalismo americano, ha commentato il WSJ. Alla fine comunque Facebook e le altre dovranno quotarsi proprio perché gli investitori privati a un certo punto vogliono liquidare le quote e incassare i guadagni. Ma Zuckerberg, il ceo di Zynga Mark Pincus, e il presidente cofondatore di Twitter Jack Dorsey hanno fatto sapere che cercheranno di rinviare il più a lungo possibile il debutto in Borsa. Twitter ha annunciato di aver raccolto 200 milioni di dollari da investitori privati, che hanno valutato l'azienda a 3,7 miliardi (su Sharespost. com l'ultima compravendita dei suoi titoli ha alzato ulteriormente la stima). E Groupon, la società di sconti online di gruppo che ha rifiutato la recente offerta di acquisto da Google per 5,3 miliardi di dollari, sta raccogliendo 950 milioni di dollari con il private equity, in aggiunta ai precedenti 175 milioni. In controtendenza è LinkedIn, che secondo indiscrezioni ha già affidato a tre banche d'affari — Merrill Lynch, J. P. Morgan Chase e Morgan Stanley — la cura dell'offerta pubblica dei suoi titoli da avviare questo trimestre. Per Zuckerberg posticipare l'Ipo è anche una questione di età: a 26 anni probabilmente non si sente pronto al ruolo di un ceo scrutinato da Wall Street. Larry Page e Sergey Brin avevano 31 anni quando Google si è quotata nel 2004, ma fin dal 2001 si erano affidati a un ceo esperto, Eric Schmidt (18 anni più vecchio di loro), che ha gestito l’Ipo.

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