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Facebook sito pubblico, proprietà privata

di Maria Teresa Cometto

Si è inceppato il meccanismo delle Ipo (Initial public offering) americane. L'offerta al pubblico di azioni di nuove società che si quotano in Borsa è ai minimi dalla primavera 2009, quando l'umore degli investitori era particolarmente depresso: in ottobre le debuttanti a Wall Street sono state solo due (Ubiquiti networks e Zeltiq aesthetics) e ben 200 imprese che avevano già avviato le procedure le hanno sospese vista la situazione dei mercati finanziari.
Gelata
La paura di un flop ha raffreddato l'entusiasmo anche per il settore fino a ieri più di moda, quello delle dot.com che fanno affari con i social media: fra quelle che si sono quotate quest'anno, LinkedIn (social network professionale) e Zillow (banca dati online dei prezzi immobiliari) hanno un prezzo di Borsa superiore all'Ipo, ma sceso rispettivamente di oltre il 10% e del 5% negli ultimi tre mesi; mentre Pandora (radio digitale) è risalita dai minimi, ma viaggia ancora sotto l'Ipo.
Per tener su il prezzo del suo collocamento Groupon — quotata al Nasdaq da venerdì scorso — ha fatto di tutto, eppure la sua valutazione attuale è lontana dai massimi raggiunti in estate sui mercati non ufficiali; mentre l'Ipo più attesa, quella di Facebook, potrebbe saltare se il Parlamento Usa approva una legge che facilita la vita alle aziende desiderose di restare «private».
Il caso dei buoni sconto
Groupon, il sito creato da Andrew Mason, pioniere nell'offerta online di superconti, è l'unica dot.com ad aver tenuto fermi i programmi di quotazione, sfidando lo scetticismo di molti analisti sulle sue prospettive di profitti (finora è sempre stata in rosso) e superando le obiezioni dell'autorità di controllo sulla correttezza della sua contabilità. Ma per farcela ha dovuto limitare l'offerta a solo il 4,7% delle azioni: il flottante più piccolo fra tutte le società Internet valutate oltre 200 milioni di dollari dal 2000 ad oggi. Google, per esempio, aveva offerto il 7,2% del capitale nella sua Ipo del 2004. Di fronte a una domanda di azioni superiore all'offerta, le banche d'affari sono riuscite all'ultimo momento ad alzare il prezzo dell'Ipo di Groupon a 20 dollari. Ma anche così il suo valore al debutto — circa 13 miliardi di dollari — è un terzo inferiore ai 20 miliardi toccati sui mercati non ufficiali prima della quotazione. Chi vi aveva investito a quei prezzi da Bolla speculativa oggi conta le perdite, mentre molti fra gli aderenti all'Ipo l'hanno fatto solo con un'ottica di brevissimo termine, per rivendere subito i titoli nel primo giorno di scambi.
Rinvio
Deluso dalla Silicon Valley, e sospettoso di Wall Street, è Mark Zuckerberg, il creatore di Facebook, secondo il magazine Forbes. Proprio l'eccessiva attenzione a realizzare in fretta profitti è quello che non gli piace dei venture capitalist e degli imprenditori della valle californiana dove si era trasferito nel 2004 per sviluppare il business inventato nel dormitorio di Harvard. Se potesse tornare indietro, Zuckerberg resterebbe a Boston, dove le startup secondo lui hanno una visione più di lungo termine verso il successo. Per lo stesso motivo sembra voler stare alla larga il più possibile da Wall Street, dove le aspettative degli investitori sono addirittura trimestrali.
Lo aiutano il fatto di non aver bisogno di capitali, grazie ai finanziatori privati suoi azionisti; e una possibile modifica delle regole che finora imponevano l'obbligo di quotarsi alle società con oltre 500 soci. Una nuova legge già passata alla camera raddoppia quel tetto a 1.000 soci, permettendo a Zuckerberg di posticipare il debutto in Borsa che molti aspettavano per l'inizio 2012.
Mercati
SecondMarket e Sharespost sono i due principali mercati non ufficiali su cui i titoli non quotati vengono scambiati. I loro affari e la loro importanza crescono con il rinvio delle Ipo: per i dipendenti delle dot.com sono l'unico modo di incassare i compensi ricevuti come stock option; e per gli investitori offrono l'opportunità di scommettere sulle future stelle di Borsa. Ma anche qui l'illusione di facili e rapidi guadagni si è scontrata negli ultimi mesi con il calo di entusiasmo per il business dei social media. Non solo la valutazione ufficiosa di Groupon era crollata di oltre il 52% già prima del suo debutto in Borsa, ma anche quella di Facebook è inferiore di almeno un quarto rispetto ai massimi e quella di Zynga è sotto di oltre il 40%, secondo le compravendite su Sharespost. Zynga, la società di giochi sociali online (come FarmVille) dovrebbe comunque quotarsi entro novembre: ma il capitale offerto dovrebbe essere limitato sotto il 10%, per tener vivo l'appetito del pubblico.

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