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Facebook si sgonfia, brucia già il 12%

MILANO — Facebook in forte caduta in Borsa, nel secondo giorno di negoziazioni sul Nasdaq, dopo il deludente debutto di venerdì, funestato anche da problemi tecnici, che hanno «imbarazzato» il ceo del Nasdaq, Robert Greifeld, tanto da annunciare modifiche alle procedure di gestione delle Ipo. E Google messa alle strette dalla Commissione Ue, che ha intimato al motore di ricerca di correggere le violazioni alla concorrenza di cui è accusata l’azienda «entro qualche settimana», per evitare una procedura formale dell’Antitrust europeo. Sono tempi difficili per tutti, ma la settimana per i due giganti di Internet non è cominciata nel migliore dei modi.
La giornata di ieri era attesa come un test importante per capire il valore di Facebook, dopo che venerdì Morgan Stanley, principale banca sottoscrittrice dell’Ipo, era intervenuta per sostenere le azioni e impedire che scendessero sotto il prezzo di collocamento (38 dollari). Senza rete, il titolo del social network ha perso subito il 13,7%, scivolando intorno a 33 dollari, e ha trascinato giù altri titoli hi-tech come Zynga, Yelp, Renren, LinkedIn e Groupon. Un tonfo, che ha spinto Forbes a definire «fallimentare» l’Ipo del social network. Ma sono tanti gli analisti che, con il senno di poi, attribuiscono il flop alla valutazione eccessiva: 107 gli utili degli ultimi 12 mesi e 54 volte gli utili stimati per il prossimo anno. Quando Google si quotò, nell’agosto 2004, il multiplo era stato di 44 volte. Perché allora la forchetta di prezzo è stata rivista al rialzo e si sprecavano i giudizi «buy» e «outperform»?
Il crollo di Facebook, che poi ha chiuso a 34,03 dollari (-10,99%), ha forse impoverito di qualche miliardo il fondatore Mark Zuckerberg, fino a domenica con un patrimonio teorico di 20 miliardi. Ma non ha contagiato l’indice tecnologico, in volo del 2% per buona parte della seduta grazie alla corsa di Apple che, mentre Facebook precipitava, saliva del 4%, e anche al balzo di Google, in rialzo di oltre il 2% (+2,28% in chiusura). L’ultimatum Ue, infatti, offre la possibilità al gruppo di Mountain View di arrivare a un accordo con l’Antitrust, chiudendo l’indagine per abuso di posizione dominante aperta nel novembre 2010.
«Ripristinare rapidamente la concorrenza a beneficio dei consumatori in uno stadio iniziale è sempre preferibile a lunghe procedure», ha spiegato il commissario Joaquin Almunia, che ha mandato una lettera al presidente di Google, Eric Schmid, chiedendo di presentare a Bruxelles «provvedimenti vincolanti» entro «qualche settimana». Se i provvedimenti di Google saranno considerati accettabili a seguito di test di mercato, la Commissione archivierà l’indagine. Altrimenti il gruppo rischia una multa fino al 10% del suo fatturato (38 miliardi di dollari nel 2011).
Le «preoccupazioni» dell’Ue riguardano il modo con cui Google indicizza alcuni link rispetto ai concorrenti e la possibilità che raccolga contenuti dagli stessi senza avere un’autorizzazione. Inoltre, la sua posizione dominante gli permetterebbe di impedire agli inserzionisti pubblicitari di comprare spazi sulle piattaforme della concorrenza. Sebbene Google debba fare i conti con un’inchiesta simile da parte della Federal Trade Commission, l’Antitrust Usa, ieri ha respinto ancora una volta gli addebiti di Bruxelles. «Non siamo d’accordo con le conclusioni, ma aperti a discutere qualsiasi preoccupazione della Commissione», spiegando che la competizione sul web è cresciuta drammaticamente negli ultimi due anni, e le pressioni competitive con cui Google si confronta sono enormi, e che non c’è mai stata maggiore innovazione online.

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