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Facebook sfida Google. La ricerca «social» di immagini e opinioni

La nuova opzione
Facebook ha presentato «Graph Search» disponibile da ieri nella sua versione «beta»

Come funziona
Si tratta di un motore di ricerca interno al social network e solo fra le informazioni condivise dagli utenti: l’iscritto fa una domanda precisa per ottenere una risposta. L’utente combina le frasi per visualizzare un insieme di persone, luoghi, foto o altro

Le sinergie con Bing
Dove «Graph Search» non può dare una risposta, interviene Bing, il motore di ricerca di Microsoft.

Le differenze
Il fondatore del social network ha precisato che «Graph Search» è diverso da Google: «Dà risposte non link» Scovare gli iscritti a Facebook appassionati di tennis. O restringere la ricerca a quanti amano il tennis solo nella città di Milano. Cercare, fra le proprie foto in compagnia del fidanzato, quella che ha ottenuto più «Like». E scoprire i ristoranti di Londra più apprezzati dai propri contatti. Tra qualche settimana sarà possibile: Facebook ha presentato ieri sera «Graph Search», un motore di ricerca interno alla community.
La soluzione è ancora in fase di test e consultabile solo in lingua inglese da un numero ristretto di iscritti, ma come la maggior parte delle novità del social network da un miliardo di utenti e 240 miliardi di immagini è destinata ad abbracciare gradualmente l’intera utenza. L’intenzione è quella di sfruttare l’enorme database di dati e connessioni contenuti nella creatura di Mark Zuckerberg, che ieri ha fatto riferimento a mille miliardi di scambi, e di aumentare il tempo trascorso dagli utenti sul social network. La sfida con l’eterno rivale Google si gioca proprio su questo terreno: secondo l’istituto di ricerca comScore, passiamo sui social network il 20% del tempo dedicato a Internet.
«Graph Search» ci blinda ulteriormente, invitandoci a scandagliare le informazioni inserite da amici, amici degli amici e dal resto degli iscritti e a valutare servizi e contenuti in base al gradimento altrui. Se stiamo cercando una pizzeria, ad esempio, chiederemo al nuovo oracolo quali sono le più frequentate dai nostri amici nell’ultimo mese. E l’ordine stesso dei risultati sarà influenzato, oltre che dalle preferenze dei propri contatti, dai «Like» e dai commenti ottenuti. I portali di recensioni degli utenti hanno di che preoccuparsi. Anche perché Tripadvisor, fra i più gettonati con i suoi 56 milioni di visitatori mensili, aveva già individuato la tendenza e si era accordata proprio con Facebook nel 2010 per dare la priorità nell’ordine di visualizzazione alle recensioni di luoghi e locali pubblicate dai propri amici. Google stesso potrebbe risentire di questa personalizzazione sfrenata: cercare un film, un libro o per farsi venire un’idea regalo originale diventa più semplice se si può navigare fra i consigli di persone fidate o con gusti simili ai nostri. Mark Zuckerberg alza addirittura la posta in gioco e se «Graph Search» non è in grado di rispondere ai quesiti gira la domanda a «Bing», il motore di ricerca di Microsoft con cui Facebook ha un accordo: a ogni domanda c’è, quindi, una risposta e il bisogno navigare altrove diminuisce. Quantomeno, a Menlo Park si augurano che vada così.
A quale prezzo, ci si chiede pensando allo spinoso argomento della privacy? Ieri il Ceo 28enne ha messo le mani avanti a inizio presentazione, assicurando che il motore di ricerca mostrerà i risultati nel rispetto delle precedenti indicazioni degli utenti. A tutti gli iscritti verranno mostrati solo i dati pubblici, agli amici solo quelli riservati ad essi. Stesso discorso per gli amici degli amici. L’occasione è comunque buona per riprendere in mano le impostazioni della privacy in maniera più consapevole.
Il rischio, si pensi alle foto, è che perfetti estranei interessati ai safari dell’estate del 2009 si imbattano negli scatti delle nostre vacanze. O che giornalisti alla ricerca di informazioni o immagini legate a una persona o un luogo mettano le mani in aggiornamenti di utenti che nulla hanno a che fare con l’indagine. Anche le aziende hanno tutto l’interesse a studiare interessi e preferenze di chi ha concesso un pollice alto alla concorrenza. Per ora la novità non coinvolge la versione mobile di Facebook, anche se Zuckerberg ha manifestato l’intenzione di procedere in questa direzione. Rimane nel cassetto anche l’indicizzazione delle foto di Instagram, l’applicazione che Facebook ha acquistato lo scorso aprile.
Più che un punto di arrivo, l’evento di ieri sera rappresenta un nuovo punto di partenza per una piattaforma che deve cercare di capitalizzare al meglio il successo ottenuto in termini di partecipazione. La pubblicità online fa rima con ricerca e Google è da questo punto vista è ancora intoccabile, il rapporto fra i due su base annua è di uno a dieci. La borsa ha risposto ieri sera in maniera abbastanza negativa, il titolo ha perso a Wall Street più del 2 per cento, a causa, probabilmente, delle aspettative troppo alte della vigilia. Prima della presentazione le azioni erano salite. Palla, quindi, al centro e parola e click agli utenti.

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