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Facebook, parte in Usa l’inchiesta antitrust

Le autorità americane hanno aperto formalmente l’inchiesta su Facebook, indicando che lo scandalo sulla violazione di dati e privacy degli utenti si aggrava e rimarrà una spada di Damocle sul leader dei social network. La Federal Trade Commission ha annunciato indagini, i cui dettagli sono ancora coperti dal segreto ma che hanno un obiettivo esplicito: «La Ftc è fermamente e completamente impegnata ad usare tutti i mezzi a sua disposizione per proteggere la privacy dei consumatori», ha fatto sapere il direttore ad interim dell’agenzia Tom Pahl. Nella vicenda di Facebook, vuole accertare se in gioco ci siano «atti scorretti» che hanno provocato «sostanziali danni» ai consumatori.
La presa di posizione ha scosso a Wall Street il titolo del colosso guidato da Mark Zuckerberg: le azioni hanno rapidamente bruciato il 6%, anche se in seguito hanno ridotto le perdite. All’ombra dello scandalo, avevano già perso il 14% la scorsa settimana e con la flessione massima di ieri hanno flirtato con il «bear territory», un mercato ribassista sul titolo segnato da cali superiori al 20 per cento. Analisti e investitori hanno di recente cominciato a ridurre i target sulle quotazioni, nel timore che il caso possa incrinare i modello di business dell’azienda basato su eserciti di utenti che consentono una vasta raccolta pubblicitaria del fronte digitale.
L’authority americana ha precisato di «prendere molto seriamente le rivelazioni di stampa che sollevano significative preoccupazioni sulle pratiche di Facebook al riguardo della privacy». L’inchiesta «non pubblica» che viene confermata mette nel mirino «queste pratiche». L’azienda, da parte sua, ha risposto promettendo cooperazione. «Siamo assiduamente impegnati» a proteggere le informazioni personali, ha fatto sapere, affermando di voler rispondere alle domande e richieste della Ftc.
Fin dai giorni scorsi, la Ftc aveva inviato una lettera a Facebook per chiedere chiarimenti, mossa iniziale seguita poi dall’avvio delle indagini. Il chief executive e fondatore, Zuckerberg, è stato inoltre convocato dal Congresso, alla Commissione Energia e Commercio della Camera, per testimoniare, e simili richieste sono giunte dal parlamento britannico e da quello europeo. Il Ceo ha lasciato aperta la porta a comparire a Capitol Hill in una seria di interviste con le quali dopo giorni dall’esplosione dell’affaire ha rotto il silenzio, presentando anche le proprie scuse per quanto accaduto e promettendo riforme che migliorino la sicurezza dei diritti degli utenti.
Facebook è sospettata, in particolare, di aver violato un precedente accordo raggiunto con la stessa Ftc per garantire i diritti di privacy. Secondo i termini di quel compromesso, Facebook era tenuta a ottenere «l’espresso consenso» degli utenti «prima di poter condividere le loro informazioni al di là di quanto previsto dai loro privacy settings». Nel suo comunicato di ieri la Ftc afferma che «aziende le quali abbiano sottoscritto in passato accordi con la Ftc, devono rispettare le condizioni dell’ordine della Ftc che impongono requisiti di sicurezza nei dati e nella privacy».
Il rispetto dell’intesa, che risale al 2011, è stato messo in discussione dal comportamento del social network nel caso di Cambridge Analytica, società di consulenza politica assunta dalla campagna di Donald Trump per realizzare profili accurati degli elettori e operazioni di microtargeting dei consensi. Cambridge si impadronì senza il loro consenso dei dati di 50 milioni di americani; e Facebook è finita nella bufera sia per inadeguati controlli e misure che hanno permesso a Cambridge la raccolta irregolare di informazioni attraverso che per aver mantenuto il silenzio e non essersi assicurata che i dati fossero stati cancellati dopo aver scoperto il fatto.

Marco Valsania

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