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«Facebook pagherà le tasse in base ai profitti per Paese»

«Stiamo lavorando con i nostri partners per contabilizzare, a livello locale, tutti i proventi realizzati e pagare le relative tasse in ciascun Paese. Non in tutti gli Stati il sistema è già operativo. In Italia, sì».

A chiarire che all’annuncio dello scorso dicembre – dopo aver chiuso una pendenza con l’Agenzia delle Entrate di oltre 100 milioni di euro – sono seguiti i fatti è stata, da Londra, Nicola Mendelsohn, vicepresidente di Facebook per l’area Emea, a margine dell’Ads Deep Dive, l’evento in cui il colosso di Menlo Park ha fatto il punto su strategie e modelli di crescita del mercato pubblicitario sul bouquet delle proprie piattaforme.

Revenues da mercato pubblicitario che galoppano e che guardano con sempre maggiore interesse anche alle piccole e medie imprese. Perchè le grandi, sulle piattaforme, già ci sono. Mentre le Pmi vanno poco oltre gli account e i cataloghi fotografici.

Guardano con sospetto la gestione dei dati (lo scandalo Cambridge Analytica è ancora fresco) e temono per la brand safety, cioè l’eccessiva vicinanza del marchio a contenuti violenti o espliciti, che ne ledano la reputazione.

Facebook, invece, mette sul tavolo delle Pmi i suoi punti di forza. Da un lato, una profilazione estrema, capace di scandagliare ai raggi X, gusti, abitudini e interessi di ogni utente.

Dall’altro, l’adattamento “camaleontico” del messaggio alle piattaforme: Facebook, Instagram e Whatsapp soprattutto. In attesa che, il prossimo anno possa realmente debuttare Libra, la cripto-moneta ancorata a monete internazionali, euro o dollaro, in modo da corrispondere a un valore globale, che trasformerà le piattaforme di Mark Zuckerberg anche in sistema di e-commerce, capace di raggiungere 3 miliardi di utenti di Facebook, un miliardo e mezzo su Instagram e un altro miliardo e mezzo su WhatsApp.

«Facebook e Instagram sono piattaforme sicure – aggiunge Mendelsohn –. Una sinergia ad incastro tra intelligenza umana e algoritmo, in cui a 30mila esperti di fact-checking in 50 Paesi si affiancano tecnologie di machine learning. È così – ha aggiunto – che nel solo primo trimestre 2019, abbiamo rimosso dalle piattaforme oltre 2,1 miliardi di falsi account, 6,4 milioni di contenuti terroristici, oltre 33 milioni di immagini e messaggi violenti e 4 milioni di hate speech».

Uno scudo – dopo gli errori del passato – contro le interferenze elettorali. Ma anche a protezione del business pubblicitario su foto, live video, sticker e della lotta alla contraffazione e per la tutela dei prodotti originali.

«Abbiamo imparato molto dalle elezioni Usa e non eravamo preparati – ammette Mendelsohn – agli effetti di una diffusione così capillare di fake news. Oggi chiediamo a partiti e organizzazioni politiche di registrarsi e sottoporsi a un sistema di autorizzazioni. Nei primi 3 mesi del 2018 solo il 35% degli hate speech era individuato dai nostri fact-checker. Oggi è il 65 per cento. Ma è anche vero che in 1 anno da 10mila sono diventati 30mila».

«Facebook è a disposizione delle aziende, anche Pmi – ha sottolineato James Williamson, Product Marketing Manager, Delivery & Targeting – che accompagnamo a capire quali sono gli obiettivi di comunicazione (cioè se vogliono vendere o fare traffico con i like), quale budget hanno e su quale target intendono agire. Dopodichè si lavora sul format e sulla capacità creativa. Assicuriamo – spiega ancora Williamson – la brand safety e siamo in grado di valutare, avvalendoci di partners anche nei diversi Paesi, l’efficacia della campagna social».

Il mercato pubblicitario complessivo in Italia ha chiuso il 2018 a quota 8,2 miliardi di euro, in crescita del 4% rispetto al 2017. L’Internet advertising pesa per il 36% del totale, con il tasso di crescita più alto, pari al +11 per cento.

Laura Cavestri

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