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Facebook paga 100 milioni e fa pace con il fisco italiano

Facebook verserà 100 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate per le tasse non pagate tra il 2010 e il 2016. Si tratta di un accertamento con adesione che chiude le controversie sia con il Fisco sia con la procura di Milano che lo scorso anno aveva spedito la Guardia di finanza nella sede milanese del social network. Il trucco di tutti i colossi hi tech, e non solo, da Google ad Apple compresa Facebook, è sempre lo stesso: al di fuori degli Stati Uniti si comportano da pirati, vendono in un Paese, ma incassano i ricavi in un altro dove la tassazione è più favorevole.
Nel caso dell’Italia, Facebook vendeva i servizi ai clienti italiani, ma emetteva fatture dall’Irlanda dove grazie a un accordo con il fisco locale, riusciva ad ottenere un’imposta prossima allo zero. A interfacciarsi con i clienti italiani era Facebook Ireland limited, anche se i soldi poi non rimanevano in Irlanda, perché venivano girati per « diritti e licenze per l’uso della piattaforma Facebook » a un’altra società del gruppo, la Facebook Ireland holding, con sede nel paradiso fiscale delle Cayman. Uno studio di Mediobanca ha calcolato che negli ultimi cinque anni i colossi della Internet economy hanno pagato 46 miliardi di tasse in meno grazie al ricorso alla tassazione in Paesi offshore e ai vari sistemi di elusione fiscale.
Le contestazioni iniziali mosse dalla procura di Milano e dall’Agenzia delle Entrate erano volte a dimostrare che la società irlandese non era altro che una stabile organizzazione che ometteva di dichiarare i propri redditi in Italia e attraverso il pagamento di diritti ( royalties) trasferiva soldi al di fuori del Paese. A condurre la trattativa per l’Agenzia delle entrate sono state due donne, il direttore generale Lombardia, Cinzia Romagnolo, e la capo ufficio accertamenti, Angela Calcò, mentre sul fronte Facebook c’erano i tributaristi di Baker Mc-Kenzie. Alla fine, la contestazione della stabile organizzazione è caduta ed è stata trasformata in un’accusa alla società italiana, Facebook Italy, di aver trasferito servizi e soldi a società estere attraverso operazioni infragruppo ( transfer pricing) per ottenere un vantaggio fiscale. Aggiungendo anche la contestazione sulle royalties, Facebook Italy verserà tra Irap, Ires, interessi e ritenute su profitti non dichiarati per circa 300 milioni di euro, ben 100,4 milioni al Fisco, di cui 60 per le royalties.
L’accordo costringerà ora Facebook Italy a rivedere da qui in avanti il proprio bilancio, che ancora nel 2017 dichiarava solo 10 milioni di fatturato e utili per 500mila euro. Per il Fisco è un altro colpo che porta a 824 milioni quanto incassato dai Big della tecnologia: 306 da Google, 100 da Amazon e 318 da Apple.

Walter Galbiati

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