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Facebook non arricchisce esclusivamente Zuckerberg

di Davide Fumagalli

Fino a pochi mesi fa Facebook era visto in azienda soprattutto come un'irresistibile fonte di distrazione, timore del resto suffragato dalle statistiche di utilizzo elaborate e diffuse dalla stessa società di Mark Zuckerberg. Oggi questi timori, lungi dal diminuire, si sono invece allargati ben oltre la sfera della possibile perdita di produttività, arrivando a toccare il tema della condivisione di informazioni confidenziali e, specialmente per le società attive nel settore dei media e della produzione di informazioni, alimentando dubbi sulla reale convenienza di pubblicare contenuti esclusivi sulla piattaforma di social networking attualmente più utilizzata.

Timori che Marco Corsaro, fondatore e managing director dell'agenzia new media marketing 77Agency, non condivide, ritenendoli legati a una visione di Facebook non attuale come spiega in questa intervista a Circuits.

Domanda. Quale percezione hanno le aziende dell'universo del social networking?

Risposta. Direi, parlando in generale, che siamo passati dall'indifferenza al timido interesse per arrivare, recentemente, all'entusiasmo legato alla speranza di ottenere risultati non più possibili attraverso servizi e tecniche di tipo tradizionale. Credo però manchino ancora le competenze necessarie a cogliere le opportunità offerte da questo nuovo scenario, anche perché le stesse tecnologie disponibili non offrono ancora il grado di standardizzazione necessario.

D. L'utilizzo di Facebook continua a crescere, ma i dubbi sulla reale efficacia di questa piattaforma come veicolo per inserzioni pubblicitarie crescono di pari passo. Ritiene fondati questi sospetti, suffragati del resto anche da top manager di aziende come Amazon?

R. No, credo siano legati a una concezione di Facebook come un mezzo per portare gli utenti verso la destinazione desiderata dalle aziende inserzioniste. Io ritengo invece che Facebook dovrebbe essere considerato come una sorta di framework, ovvero una sorta di piattaforma standard che permette, con un singolo login da parte di ogni utente, di integrare contenuti e servizi anche al di fuori da Facebook stesso. Questo crea opportunità di coinvolgimento degli utenti per tutti, aziende comprese.

D. Il dubbio, sempre più forte, è però che queste opportunità siano soprattutto per Facebook, quantomeno a livello economico.

R. In realtà utilizzando strumenti come i social plug-in ci sono vantaggi anche per i siti web dei fornitori di contenuti, che beneficiano degli effetti positivi legati alla viralità caratteristica delle piattaforme di social networking. Ogni utente può infatti chiedere a tutta la propria cerchia di amicizie di vedere un contenuto che, attraverso gli opportuni strumenti, viene fruito attraverso le infrastrutture del proprietario dei contenuti. Inoltre, la strategia di Facebook di monetizzazione della pubblicità non impatta l'opportunità di integrazione per le aziende.

D. La strategia di Facebook, e la stessa percezione dell'azienda, è però assai diversa da quella di altre società web, come Amazon e la stessa Google. Come mai?

R. Amazon, che è in realtà il sito social per eccellenza considerate le informazioni sulle proprie preferenze in tema di lettura e altre abitudini di acquisto che condividono gli utenti, ha creato uno standard tecnologico per la gestione di queste informazioni che può essere utilizzato solo da Amazon. Le informazioni strettamente correlate ai prodotti, del resto, costituiscono circa il 10% del totale. Facebook ha creato invece una piattaforma centrata sulla socialità, che può essere gestita anche fuori dal sito stesso, per integrare comunità di utenti intorno a vari temi.

D. Il mondo dell'editoria, però, è sempre più scettico nell'approccio con Facebook mentre, al contrario, vede più chiaramente le potenzialità della piattaforma di Apple.

R. Apple, con la piattaforma iTunes per la vendita di contenuti, è un'opzione che non richiede grandi sforzi da parte degli editori per la costruzione di nuovi modelli di business. Le perplessità mostrate oggi verso Facebook sono simili a quelle già viste per Google. In realtà Facebook può essere una grande opportunità per le aziende, in quanto consente di non dover costruire una piattaforma tecnologica su misura per ciascun sito.

D. Sino a poco più di un anno fa MySpace era considerata la piattaforma di social networking per eccellenza. In meno di due anni è stata spazzata via dalla società di Zuckerberg. Si vede già all'orizzonte la nuova Facebook?

R. Sinceramente non le saprei dire, anche se credo che Facebook sia una realtà destinata a durare. La società di Zuckerberg si prepara infatti a lanciare un motore di ricerca interno, che sarà reso pubblico in prossimità della quotazione in borsa, che potrebbe togliere istantaneamente il 10-15% del traffico a Google. In ogni caso, i campi in cui potrebbe nascere una nuova Facebook sono quelli centrati sui servizi in mobilità e sulla georeferenziazione dei dati.

D. Un profilo che assomiglia abbastanza a Foursquare, non trova?

R. Sì, anche se personalmente credo che il modello di business di Foursquare sia stato, in un certo senso, colpito e affondato. Il servizio Places di Facebook lo rende infatti ridondante, e non credo ci siano molti utenti disposti a utilizzare due diverse applicazioni per usufruire di un servizio analogo. Nel caso di servizi basati sulla condivisione di informazioni circa la propria posizione, come Foursquare, gli utenti sono infatti spinti all'utilizzo principalmente dagli sconti che i vari negozi offrono ai clienti abituali, ed è la massa critica di utenti a stabilire il successo di una piattaforma rispetto a un'altra. Per questo fatico a immaginare Foursquare avvantaggiato nei confronti di Facebook o Google.

D. Questo scenario rende però ancora più attuali e pressanti i timori relativi alle tematiche sulla privacy. Non crede che i vari governi dovranno intervenire per regolare l'uso dei dati?

R. I governi dovranno sicuramente prendersi carico di queste tematiche, e quasi sicuramente ci saranno variazioni normative in senso restrittivo. La Ue sta vagliando una nuova regolamentazione sull'uso dei dati personali e sull'utilizzo dei cookie, che avrà un impatto rilevante proprio sull'offerta da parte di Facebook, Google e altri soggetti di servizi di advertising basati sul comportamento degli utenti. Servizi che lo scorso anno sono stati i più richiesti nel mercato Usa.

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