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Facebook, le amicizie pericolose

di Andrea Bongi

Gli occhi attenti del fisco sorvegliano la rete internet. Dalle vendite effettuate tramite i siti internet specializzati ai social network come Facebook o Twitter, tutto può risultare utile per innescare una verifica fiscale. Del resto la rete è una fonte immensa di dati e informazioni ed è naturale che gli 007 del fisco prestino una particolare attenzione a tutto ciò che ruota intorno al mondo virtuale.

L'avvento dello spesometro e l'avvio del nuovo redditometro, basato principalmente sul tenore di vita dei contribuenti costituiscono tipologie di verifica fiscale che potrebbero trovare proprio dalla rete utili frecce al loro arco. Peraltro il numero uno dell'Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, la scorsa settimana ha ammesso di aver messo allo studio l'utilizzo dello strumento di Facebook per dare la caccia agli evasori.

Le vendite online. Che il fisco sia particolarmente attento a tutto ciò che avviene anche nel mondo virtuale ne sanno qualcosa gli utilizzatori del sito eBay che si sono visti recentemente recapitare, dagli stessi gestori del sito, una comunicazione via mail dal seguente tenore: «Gentile utente, eBay ha ricevuto dalla Guardia di Finanza una richiesta di informazioni relativamente agli utenti residenti in Italia ai quali eBay, negli anni dal 2004 al 2007, ha emesso fatture per importi complessivi annui superiori ad euro 1.000,00 e che, nel medesimo periodo di riferimento hanno venduto 5 o più oggetti nel corso di un anno».

La stessa mail avvisava poi l'utente che la condivisione dei dati personali con le forze di polizia o altri funzionari di pubblica autorità è prevista dalle regole sulla privacy dello stesso sito eBay.

Come dire: scusaci ma non potevano esimerci dal comunicare i tuoi dati. Da questa verifica sono emerse varie posizioni di soggetti per i quali non era più possibile considerare l'attività di vendita tramite internet come meramente occasionale e produttiva di redditi diversi ex articolo 67 del Tuir, ma bensì una vera e propria attività professionale come tale soggetta all'apertura di partita iva ed a tutti gli obblighi fiscali connessi.

Vendite di importi superiori a 1.000 euro, più di cinque operazioni nel corso di un anno, possono quindi costituire un limite, oggettivo, oltre il quale le vendite internet possono trasformarsi da attività occasionale a professionale con tutte le conseguenze del caso.

Il sito internet del contribuente. A volte può essere un improprio utilizzo delle potenzialità della rete da parte dello stesso contribuente ad attirare le attenzioni del fisco. Recentemente la direzione regionale della Liguria, partendo dal presupposto normativo in base al quale i possessori di partita Iva che dispongano di un proprio sito internet debbono indicare nell'home page dello stesso il numero identificativo Iva, ha effettuato una vera e propria ricognizione sui siti di imprese e professionisti risultati privi dell'indicazione di tale elemento nel loro sito internet.

Interessanti i risultati alla quale i funzionari liguri sono giunti a seguito di dette verifiche.

Al di là delle situazioni nelle quali la mancata indicazione del numero di partita Iva nella pagina iniziale del sito si configurava quale semplice omissione sono state riscontrate anche situazioni molto più intricate e significative. In particolare molte volte l'effettivo titolare e gestore del sito internet in questione era in realtà un soggetto diverso che si celava dietro il sito web di altro soggetto o dietro nomi di fantasia. Altre volte la tecnica utilizzata per rimanere nascosti dentro la rete era quella di prendere pagine web in affitto su domini altrui senza permettere la decodifica dei numeri identificativi evidenziati all'interno del sito.

Al di là di queste ipotesi di utilizzo fraudolento della rete per occultare intere attività al fisco, spesso la costruzione di un sito internet aziendale o professionale può comunque dare utili indicazioni ai fini dell'innesco di una verifica fiscale.

Sappiamo quanto l'attività di intelligence preventiva all'accesso vero e proprio stia a cuore ai funzionari delle Entrate. Prima di dare l'avvio alla verifica fiscale gli 007 del fisco effettuano accessi mirati alle banche dati dell'anagrafe tributaria per ottenere tutte le informazioni possibili e utili ai fini della successiva indagine.

Spesso, soprattutto i militari delle Fiamme Gialle, sono soliti anche effettuare accessi in incognito per comprendere come è strutturata e organizzata l'attività economica o professionale. Ovvio che se il soggetto da controllare dispone di un proprio sito internet sul quale sono pubblicizzate le attività ed i prodotti oggetto di vendita o di servizio, anch'esso sarà oggetto di sguardi interessati da parte degli ispettori fiscali.

E le notizie che essi possono attingere dalla rete potrebbero rivelarsi estremamente interessanti per la futura attività di verifica. Si pensi ai casi in cui il soggetto pubblicizzi in rete i prezzi dei propri prodotti, le offerte in corso, la merce a disposizione ecc.. Si tratta di informazioni «sensibili» che potrebbero costituire elementi indiziari molto utili ai fini della ricostruzione di percentuali di ricarico, degli indici di rotazione delle merci o altri indicatori simili, sulla base delle quali gli 007 del fisco potrebbero basare la successiva attività di verifica.

I social network. L'ultima frontiera in tema di dati e notizie acquisibili dal Fisco ai fini dell'innesco di una verifica è costituita dai «social network».

Lo sviluppo e la diffusione di Facebook o di Twitter (due dei social network più famosi) costituiscono infatti una fonte inesauribile di informazioni anche per gli occhi indiscreti del Fisco.

Per fare alcuni semplici esempi si pensi alle informazioni che il Fisco può acquisire consultando il profilo visibile Facebook di una persona fisica nell'ottica dell'accertamento sintetico. Il soggetto in questione potrebbe, per esempio, aver messo in rete a disposizione di tutti gli utenti del network (operazione poco prudente non solo da un punto di vista fiscale) le ultime foto scattate durante un suo recente viaggio in un paese tropicale. La semplice visione delle foto potrebbe consentire ad un attento funzionario del fisco, di captare tutta una serie di notizie e informazioni da utilizzare poi per la ricostruzione sintetica del reddito dell'ignaro dell'utilizzatore di Facebook.

Dagli scatti e dalla loro descrizione si potrebbe infatti risalire alla durata del viaggio nel paradiso tropicale, alla struttura ricettiva ed ai luoghi visitati e perfino sulla presenza o meno di…compagni di viaggio.

Ovvio che quello appena descritto è soltanto un esempio. L'utilizzo spregiudicato di Facebook o di Twitter potrebbe infatti rivelare al fisco altri elementi utili circa il tenore di vita del contribuente.

Fra questi l'iscrizione al circolo del golf, la frequentazione più o meno assidua di una palestra o di un centro benessere e così via. Tutti elementi che possono far scattare qualche sospetto e che potrebbero indurre il funzionario del fisco alla verifica in ordine alla tenuta del reddito dichiarato dal contribuente con quello più o meno ostentato dal suo profilo Facebook.

Ma sui social network non ci sono soltanto le persone fisiche. Di recente anche attività imprenditoriali e professionali fanno sempre più spesso capolino all'interno di questi spazi virtuali. Anche qui il desiderio di apparire e di farsi notare potrebbe giocare brutti scherzi. Si pensi, tanto per fare un esempio, al ristoratore che propaganda menù a prezzo fisso su Facebook o all'agenzia immobiliare che mostra l'occasione del mese con tanto di prezzo e descrizione dell'immobile. Scripta manent dicevano, saggiamente, i latini.

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