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Facebook, Google: scoprirsi «alleati» di The Donald

Donald Trump ha rivoluzionato la politica americana con il suo modo di comunicare via Twitter, ma le elezioni le ha vinte grazie a Facebook. Parola di Brad Parscale, lo stratega della campagna digitale del miliardario che ha conquistato la Casa Bianca. La chiave, secondo Parscale, sta in un mare di inserzioni pubblicitarie, almeno 50 mila al giorno, commissionate alla grande rete sociale prendendo di mira in modo specifico molti piccoli gruppi di elettori. Un’infinità di micro-annunci per i quali la campagna di Trump ha speso la maggior parte dei suoi stanziamenti pubblicitari. Non è un mistero che i giganti del web siano diventati i grandi collettori del mercato pubblicitario, sottratto in gran parte agli editori dei giornali. Ma fin qui nessuno aveva individuato gli spot online come un fattore decisivo nelle elezioni Usa. Giudizi da riformulate con l’emergere dei dettagli del Russiagate che appare sempre più imperniato, oltre che sulla diffusione di notizie false, anche su un uso spregiudicato della pubblicità su Facebook. E ora anche Google comincia ad ammettere di aver avuto un ruolo in tutto questo, anche se non fornisce ancora numeri sulla quantità di annunci finanziati da entità russe e su quanti utenti sono stati raggiunti da questi messaggi. Parscale, intervistato domenica dalla Cbs, ha aggiunto altre tessere sconcertanti a questo mosaico e lo ha fatto con tono quasi irridente: «Questi signori della Silicon Valley, tutti di sinistra, sono rimasti senza fiato quando hanno visto che chi usava meglio le loro piattaforme era un candidato che detestavano». Non c’è nulla di illegale in quanto fatto dalla campagna di Trump che, ha rivelato Parscale, ha inserito negli uffici elettorali un gran numero di specialisti di pubblicità digitale presi dalle aziende della galassia immobiliare del miliardario. Un caso sempre più imbarazzante e difficile da spiegare per Facebook che ha taciuto a lungo e poi, incalzata dall’Fbi, ha ammesso ma minimizzato. Ora, però, Parscale parla di 50-60 mila annunci quotidiani, certi giorni addirittura 100 mila. E pare che la società di Zuckerberg, oltre agli spazi, abbia messo a disposizione i suoi dati e il suo software per individuare gruppi di potenziali elettori trumpiani.

Massimo Gaggi

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