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“Facebook ha ceduto altri dati a nostra insaputa”

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Nelle ultime settimane Facebook è stata pubblicamente accusata di aver venduto dati personali senza consenso a vari soggetti, come le campagne elettorali americane, specialmente quella legata a Donald Trump presidente. Lo scandalo è esploso quando si è scoperto che Cambridge Analytica, una società britannica di big data e analisi, ha abusato dei dati personali di milioni di profili attraverso un fasullo test della personalità pubblicizzato su Facebook attraverso pagamenti al gigante americano. Facebook e Zuckerberg si sono scusati pubblicamente dicendo di essere all’oscuro delle azioni di Cambridge Analytica.
Il New York Times accusa, Facebook si difende, ma che Mark Zuckerberg abbia il naso lungo come Pinocchio è più che un sospetto. Il nuovo round della sfida tra il quotidiano che è un po’ la “ bibbia” dei media e il gigante dei social network parte da un’inchiesta pubblicata con risalto sulla prima pagina di ieri. In cui si racconta come, nel corso degli anni, Facebook avrebbe stipulato accordi con almeno sessanta produttori di smartphone, tablet e altri dispositivi mobili, permettendo loro di avere accesso ai dati di migliaia di utenti ( e dei loro “amici”) senza che venisse chiesto un esplicito consenso.
Cosa ancora più grave ( almeno per gli americani) è il fatto che circa un mese fa, durante la sua audizione al Congresso dopo lo scandalo Cambridge Analytica — la società di analisi che ha raccolto dati personali di 50 milioni di utenti Facebook — Zuckerberg aveva giurato che la cosa non si sarebbe più ripetuta. E nelle settimane successive alle udienze l’azienda di Menlo Park aveva « indagato su migliaia di app sospettate di aver fatto un uso improprio dei dati degli utenti » e ne aveva sospese diverse centinaia. « Laddove troviamo prove che queste o altre app hanno fatto un uso improprio dei dati, le metteremo al bando e notificheremo le persone coinvolte Facebook», aveva promesso il gigante digitale.
L’articolo del New York Times dimostra che nei casi delle società di smartphone e affini, tutto ciò non è accaduto. Facebook ha infatti fornito ai produttori di telefoni l’accesso totale ai dati privati degli utenti senza ottenere il loro consenso, anche dopo aver dichiarato che aveva smesso di farlo. Tra i gruppi con cui il colosso di Mark Zuckerberg negli ultimi dieci anni avrebbe siglato intese ci sarebbero Apple, Amazon, BlackBerry, Microsoft e Samsung e la maggior parte di questi accordi è ancora in vigore e ha permesso a Facebook di estendere ulteriormente il suo raggio d’azione. La replica dell’azienda guidata da Zuckerberg non si è fatta attendere. In un post intitolato « Perché non siamo d’accordo con il New York Times » , Facebook ha spiegato che gli accordi con aziende come Apple e Amazon sono stati fatti ( i primi dieci anni fa) quando i telefonini erano meno potenti di oggi e gli “app store” ancora non esistevano. « All’inizio del “ mobile”, la domanda di accesso a Facebook superava la nostra capacità di sviluppare versioni del prodotto che funzionassero su ogni telefonino o sistema operativo. Di conseguenza aziende come Facebook, Google, Twitter e YouTube hanno dovuto lavorare direttamente con i produttori di dispositivi e sistemi operativi per fare sì che i loro prodotti finissero nelle mani degli utenti». Secondo il vice presidente di Facebook, Ime Archibong «quelle partnership funzionerebbero in modo diverso dalle app usate dagli sviluppatori, poiché i partner che realizzano smartphone possono usare i dati solo per fornire le loro versioni “dell’esperienza Facebook” agli utenti» . E Facebook ha garantito di «non essere a conoscenza di alcun abuso da parte di quelle aziende» . Sempre che non sia l’ennesima bugia.

Alberto Flores D’Arcais

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