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Facebook alza il prezzo dell’Ipo

LOS ANGELES – Chi ancora sogna di potersi comprare almeno una azione di Facebook non si faccia illusioni: tutti i 337 milioni di azioni messe in vendita dalla società-culto di Mark Zuckerberg sono state prenotate in un tutto esaurito mai visto prima a Wall Street. A un valore stimato di 11,4 miliardi di dollari l’Ipo di venerdì sarà il quinto per dimensione in assoluto a Wall Street e il più grande per una società Internet; la valutazione implicita per l’intera azienda a una cifra a questo punto compresa tra i 93 e i 104 miliardi di dollari rischia anche di superare il record segnato da Ups nel 1999 per la più alta valutazione di una società al suo debutto in Borsa. Subissati da una quantita’ “mostruosa” di richieste d’acquisto, gli underwriters di Fb hanno deciso infatti di elevare il prezzo di emissione da 28-35 dollari a 34-38 portando la probabile valutazione di Borsa oltre i 100 miliardi.
La disperata corsa all’acquisto di azioni Facebook ha veramente dell’incredibile se si pensa che il 79% degli investitori intervistati in un sondaggio della Bloomberg è convinto che la società non meriti una tale valutazione. Certo Facebook ha 900 milioni di iscritti, di cui conosce intimamente i gusti, le preferenze e il profilo, una miniera d’oro per gli strateghi della pubblicità; ma i profitti sono addirittura scesi nel primo trimestre e persino la crescita del fatturato è in calo da due trimestri consecutivi. Secondo le previsioni di Emarketer il tasso di crescita dei ricavi scenderà anche il prossimo trimestre, un andamento che forse non giustifica una valutazione pari a 26 volte il fatturato degli ultimi 12 mesi. Da segnalare che qualcuno già non crede più in pieno sulle pubblicità sul social network. È il caso di Gm che vuole interrompere gli annunci sul Fb: il suo ufficio marketing ha valutato che la pubblicità a pagamento sul social network ha scarso impatto sui consumatori.
Eppure gli investitori, grandi e piccoli, esperti e dilettanti, paiono abbagliati dal mito di Facebook. Mark Zuckerberg e i suoi managers hanno ricevuto l’accoglienza riservata alle rock star ovunque si siano recati la scorsa settimana a New York nel roadshow pre-Ipo. Comuni cittadini sono rimasti in coda per ore nella speranza di poter assistere alla presentazione del prospetto di Facebook, un evento squisitamente tecnico riservato generamente ad analisti e investitori istituzionali.
Ma Facebook non è una società qualsiasi, perché fa ormai parte della vita quotidiana di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. La gente la conosce, ha visto il film The Social Network, con essa ha un rapporto emotivo che oblitera considerazioni puramente razionali. Peccato che per i piccoli investitori ci siano poche speranze di comprarne almeno un’azione, perché Morgan Stanley e gli altri underwriters le offriranno quasi esclusivamente ai migliori clienti. Le poche ottenute da società di brokeraggio al dettaglio come Charles Schwab o Fidelity saranno riservate a chi ha conti da mezzo milione di dollari in su.
E Facebook ha tutte le intenzioni di sfruttare il fattore emotivo a proprio vantaggio. Con una valutazione da 104 miliardi di dollari, il pacchetto detenuto da Zuckerberg varrà 20,28 miliardi, mentre l’investimento di chi aveva creduto in lui anni fa ne varrà altri 25: solo il pacchetto della Accel Partners varrà 7,65 miliardi, quello del cofondatore Dustin Moskovitz 5,08, quello della Dst Global 4,99, quello dell’ex-presidente Sean Parker 2,65, quello di Goldman Sachs 2,5.

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