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F2i, fallisce il blitz delle banche ok a Ravanelli, ma non a Terzi

 Quella ai vertici di F2i, per ora, è una rivoluzione a metà. Dopo il consiglio di amministrazione della società di gestione del risparmio (Sgr) attiva nel settore delle infrastrutture, terminato ieri sera, è stata ufficializzata la nomina del nuovo amministratore delegato Renato Ravanelli, che in passato aveva già ricoperto la stessa carica nella multiutility A2a e che prende così il posto di Vito Gamberale. In realtà, insieme con Ravanelli, le banche azioniste di F2i – le due big italiane Intesa Sanpaolo e Unicredit, socie con il 16,5% a testa (un’altra quota identica è in mano alla Cassa Depositi e Prestiti) avrebbero voluto sostituire anche l’attuale presidente, Giuliano Asperti, con l’ex manager McKinsey Vittorio Terzi.
Questa mossa tuttavia non è riuscita perché, stando a indiscrezioni, non sarebbe stato raggiunto un accordo per la suddivisione delle deleghe tra ad e presidente. Asperti, perciò, almeno per ora, resta ai vertici del Fondo infrastrutture. In cambio della mancata nomina di Terzi, le banche sono però riuscite a ottenere che l’ad Ravanelli, fortemente voluto dalla Fondazione Cariplo di Giuseppe Guzzetti (socia di F2i all’8,6%) e dalla Cdp guidata da Giovanni Gorno Tempini, fosse affiancato da un direttore generale a loro gradito. La scelta è ricaduta su un manager interno, Carlo Michelini, già senior partner e dg dell’area investimenti di F2i, che riporterà all’ad.
Così, Gamberale, 70 anni compiuti ad agosto, si fa da parte dopo avere guidato la Sgr dalla costituzione (2007). Ma non esce a mani vuote: si parla di liquidazione sui 5 milioni, contando sia i due anni mancanti alla scadenza di mandato sia le quote possedute nel primo fondo (restano fuori quelle del secondo, che dovrebbero essere liquidate dopo un giudizio arbitrale). Buonuscita a parte, il ruolo di ad di F2i non ha risparmiato a Gamberale qualche problema: lo scorso giugno il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo ne ha chiesto il processo con l’ipotesi di turbativa d’asta per l’acquisto del 29,75% di Sea dal comune del capoluogo lombardo, risalente alla fine del 2011.
Da ora in poi partirà una fase nuova e densa di appuntamenti per F2i: non solo c’è da completare la raccolta del secondo fondo, che punta a raggiungere gli 1,2 miliardi dagli 800 milioni circa attuali, ma c’è anche da decidere se vendere o meno la quota di controllo di Metroweb, la società della rete in fibra. La più interessata è Telecom Italia, proprietaria invece dell’infrastruttura in rame, il cui cda ha già incaricato l’ad Marco Patuano di trattare l’acquisto della partecipazione.
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