Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

F2i dice no all’ingresso in Telecom

L’ipotesi di stampa secondo cui il fondo F2i di Vito Gamberale sarebbe interessato a entrare in Telco è «destituita di ogni fondamento». Ma il no secco che esce allo scoperto oggi, in realtà – a quanto risulta – è l’eco di un tentativo che è stato fatto prima che spuntasse l’offerta di Naguib Sawiris. Il dossier Telco è sul tavolo di molte banche d’affari. L’azionariato della holding del 22,5% di Telecom Italia è composto da soci finanziari – Generali, Mediobanca e Intesa-Sanpaolo – e da un partner industriale – Telefonica – che però di fatto è ormai diventato quasi-finanziario. In altre parole, la compagine Telco, potendo, sarebbe favorevole a considerare un disimpegno dalla partita costata finora pesanti minusvalenze.
In questo contesto Ruggero Magnoni, l’ex Lehman ora ai vertici di Nomura, si sarebbe fatto avanti qualche settimana fa con i soci Telco per proporre un’ipotesi che coinvolgesse il fondo di Gamberale, tra l’altro proprietario della rete in fibra ottica di Metroweb, un asset che potrebbe ragionevolmente essere conferito in Telecom, la quale a sua volta sta studiando come organizzare la rete per ottenere i benefici regolamentari e sviluppare così la banda ultralarga senza i vincoli che gravano sugli ex-monopolisti delle tlc. Gamberale sarebbe invece stato sollecitato a riguardo da un’altra banca d’affari americana (si parla di Goldman Sachs), ma avrebbe declinato l’invito. La risposta è che F2i – un fondo che raccoglie capitali di terzi – investe in infrastrutture e nè Telco, nè Telecom lo sono. Finita qui? Chissà, per ora però la situazione è questa.
In casa Telecom però c’è molta carne al fuoco. Il comitato esecutivo che si riunisce domani pomeriggio a Milano sarà una sorta di pre-consiglio (il board è fissato il 6 dicembre), pur senza avere poteri decisionali. C’è il dossier della vendita di Ti media. C’è la lettera di Sawiris che il presidente esecutivo Franco Bernabè ha letto al precedente cda, con la quale il magnate egiziano si rende disponibile a sottoscrivere nuove azioni (conferendo fino a 3 miliardi) se Telecom ritenesse di considerare un aumento di capitale. A parte Intesa-Sanpaolo in linea di massima orientata favorevolmente alla proposta di Sawiris, che già aveva sostenuto nell’operazione Wind, gli altri soci non paiono convinti. I soci Telco non potrebbero accettare, se non a proprio danno, di far spazio a un nuovo socio con legittime mire di governance che entrasse nel capitale di Telecom a meno di 1,5 euro per azione, il prezzo al quale, da ultimo, la holding ha svalutato le azioni del gruppo di tlc. E piuttosto, se Telecom dimostra di averne bisogno, sarebbero disposti a considerare una ricapitalizzazione sul mercato. Il no di fatto a Sawiris, che il gruppo presieduto da Cesar Alierta ha già opposto dicendo che Telecom non ha bisogno di aumento e che comunque Telefonica non ha intenzione di uscire, è più sfumato da parte italiana. Mediobanca non si esprime e lascia che a decidere siano i soci che hanno maggiori interessi in campo: Telefonica, appunto, e Generali. La compagnia triestina non ha pregiudiziali, ma pretende che l’eventuale intervento di Sawiris risponda a due criteri: che sia trasparente e che crei valore. Se davvero l’offerta di Sawiris è da collegarsi a una possibile offerta per Gvt in Brasile, il problema è che la richiesta di Vivendi – almeno 7 miliardi – è troppo alta per poter essere ragionevolmente considerata un’opportunità, a meno che sia possibile immaginare un business plan rivoluzionario che giustifichi un’acquisizione. C’è poi il tema, neppure troppo scollegato, del riassetto della rete. Cdp è tuttora disponibile, tramite il fondo strategico, a fare ingresso in una newco della rete d’accesso per accelerare gli investimenti in fibra ottica. Finora però non si è arrivati a una convergenza nè su un piano di investimenti, nè sulla valutazione della rete, nè sulla governance. Telecom potrebbe considerare sufficiente per lo scopo che si è prefissata adottare un modello simile alla Open Reach britannica, dove l’ad è però indicato dal presidente di British Telecom e così la politica degli investimenti. Un bel rebus che attende lumi da Bruxelles per essere risolto. Ma intato per la Cassa la questione di un eventuale ingresso al piano superiore, quello dell’azionariato di Telecom, non si pone.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La Francia continua a essere apripista per il riconoscimento economico dei contenuti di informazione...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Si avvicina il giorno in cui Monte dei Paschi dovrà dire alla vigilanza di Francoforte e al mercato...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sul Recovery Plan non esiste un caso Italia, ma un’interlocuzione molto positiva con la Commissi...

Oggi sulla stampa