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Export: record storico nel 2014

Lo scatto di dicembre (+6,3%) spinge al record storico il bilancio 2014 delle vendite all’estero che hanno messo a segno un aumento del 2%. I ricavi complessivi dell’export sono stati di 398 miliardi di euro.

Il regalo di Natale alla fine è arrivato. Lo scatto dell’export nazionale nel mese di dicembre (+6,3%) spinge verso l’alto il bilancio globale dell’anno, una crescita media del 2% che produce in termini nominali il nuovo record storico per le nostre vendite oltreconfine, quasi 398 miliardi di euro, otto in più rispetto all’anno precedente. Una crescita interamente targata Europa, sia nel mese che nell’intero 2014, mentre per i peaesi extra-europei il bilancio annuo resta negativo nonostante il progresso di cinque punti a dicembre.
L’impennata del mese vale il 7,3% in Europa, con una crescita corale che in alcuni casi è anche a doppia cifra, come per Belgio, Francia, Regno Unito e Repubblica Ceca. Al coro, purtroppo per noi, si sottrae la Germania, capace nel mese di incrementare gli acquisti di made in Italy di appena l’1,6 per cento. Problema non marginale, visto che Berlino, primo mercato di sbocco per il nostro export, arriva da tassi di crescita media più elevati nella prima parte dell’anno e a fronte di una performance media annua del 3,3% gli ultimi dati segnalano un deciso rallentamento. Debole, in particolare la performance annua di due comparti chiave come alimentare e macchinari.
Se la Germania non brilla, a risollevare le sorti del made in Italy pensa il resto d’Europa, capace nell’anno di aumentare gli acquisti di nostri prodotti di quasi quattro punti percentuali. Situazione opposta nei paesi extra-Ue, e questo nonostante il nuovo record storico delle nostre vendite negli Stati Uniti. Il traino di Washington, responsabile lo scorso anno di poco meno di 30 miliardi di euro di acquisti, un rotondo 10,2% di crescita rispetto all’anno precedente, non è sufficiente per compensare i bruschi crolli di altri paesi, con il risultato di avere per i mercati extra-Ue un calo dello 0,1% nei 12 mesi.
Performance su cui pesa un mix di fattori, con numerosi paesi a pagare dazio alla caduta della valuta interna, scenario su cui talvolta, è il caso del Giappone, si innesta anche un aumento dell’imposizione fiscale indiretta, dunque di un disincentivo a consumare.
Alla debolezza del Sud America e del Medio Oriente si aggiungono la crisi della Turchia e i minori acquisti dalla Svizzera, dove peraltro soltanto i dati di gennaio riusciranno a cogliere l’effetto diretto della brusca rivalutazione del Franco. Scenario complesso, a cui si aggiunge naturalmente il peso della crisi russo-ucraina (si veda altro articolo in pagina), il cui impatto sulle vendite di prodotti nazionali, già pesantissimo nel 2014, potrebbe peggiorare ulteriormente in questo primo scorcio del 2015.
In termini settoriali i dati globali delle nostre vendite sono ancora una volta falsati dall’energia, crollata del 14,4% nell’anno e addirittura del 32,4% nel mese di dicembre. Escludendo dal calcolo questa voce, fortemente penalizzata sia dai minori consumi che soprattutto dal dimezzamento dei listini del greggio, per la manifattura nazionale il bilancio mifgliora un poco, salendo ad un progresso del 2,7%, quasi un punto oltre la media globale.
Escludendo l’energia e i beni intermedi, su cui però pesa il forte calo del prezzo dell’oro, per le altre categorie di beni il progresso è robusto. Significativa in particolare la crescita del 4,5% per i beni strumentali, progresso annuo che nel solo mese di dicembre è più che raddoppiato e a cui si aggiungono dati confortanti in termini di raccolta ordini (all’estero ma anche in Italia) da parte di molte delle categorie di produttori associate a Federmacchine.
Dalla sola categoria di macchinari ed apparecchiature arriva così nel 2014 un saldo attivo che sfiora i 50 miliardi di euro. Il crollo del greggio continua ad avere un effetto rilevante dal lato degli acquisti, con un bilancio annuo per l’import che si chiude in rosso dell’1,6% esclusivamente per la frenata dell’energai (-31,5%). Trend divergente tra export e import che porta la bilancia commerciale italiana a nuovi record, un attivo di 43 miliardi di euro che si confronta con i 29 del 2013.

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