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Export, non solo cibo e moda Tutta l’industria traina l’Italia

  • Alimentare, tessile e moda sono il traino delle esportazioni del made in Italy e nel prossimo triennio daranno un’impulso tra il 4 e il 5,2% all’anno. Può bastare? Non proprio, secondo l’analisi condotta dalla Sace nel suo Rapporto sull’Export presentato ieri al convegno, organizzato in collaborazione con l’Ispi e battezzato «Re-action. Export calling- 2016-2019». Esistono però altri comparti centrali come la meccanica strumentale, le cui vendite Oltrefrontiera saliranno a un ritmo medio del 4,3% su un mercato mondiale che per il settore vale 1.600 miliardi. E che rappresenta uno dei potenziali del Paese che potrebbe sfruttare il ciclo espansivo degli investimenti in Europa, India e soprattutto negli Stati Uniti.

«Ora serve far fare alle imprese un salto di qualità e di dimensione perché possano essere ancora più competitive sui mercati — spiega Alessandro Decio, a una settimana dalla nomina ad amministratore delegato della Sace, e al suo debutto in pubblico —. E interviene a sostegno delle aziende, anche di dimensione minore che hanno voglia di innovare ed esportare. Queste società pesano già per il 25% del portafoglio rischi di Sace».

È alto il potenziale delle imprese all’estero: le pmi «internazionalizzate» rappresentano solo il 29%, contro il 50% di altri paesi, Germania per prima. La volatilità condiziona l’export. Le stime al 2019 mostrano un tasso di crescita pari al 3,7%, frenato rispetto al +9,2% di dieci anni fa. «In un mondo che cresce di meno, la fetta di torta si restringe — afferma Roberta Marracino, direttore studi della Sace che ha curato il rapporto. — Chi non si muove perde». Sace si propone così come partner. Ha un portafoglio di operazioni assicurate di 81 miliardi. I rischi sono macchinari, navi e altri beni di 25 mila clienti. Ma l’intervento può crescere, ha spiegato Alessandra Ricci, chief business officer di Sace. Con il nuovo piano, il gruppo Cassa depositi e presiti metterà a disposizione delle imprese 63 miliardi per l’internazionalizzazione entro il 2020. «Cdp, Sace e Simest lavorano in modo integrato fornendo pacchetti di interventi.Saranno una Export-import bank, colmando il gap con la Germania», riassume Ivan Scalfarotto, sottosegretario allo Sviluppo economico. Un ruolo chiave lo avranno sempre le banche. In platea, Giuseppe castagna, ad in pectore di Bpm-Banco: «Il gruppo sarà forte in Lombardia, Veneto, Emilia e Piemonte e saremo vicino alle imprese».Nel panel anche Gioia Ghezzi, presidente di Ferrovie, protagoniste di un’intesa da 3,5 miliardi in Iran, Gianmarco Tondato da Ruos (Autogrill), Alberto Ribolla, presidente di Confindustria Lombardia.

Daniela Polizzi

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