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Export, l’Italia cresce più dei competitor Ue

Cresce tutto, ovunque. Più monocordi di così le tabelle Istat sull’export di marzo non potrebbero essere, una linearità settoriale e geografica tuttavia quanto mai benvenuta. Il progresso annuo del 14,5%, quinto dato utile consecutivo, rappresenta la miglior performance da agosto 2011 e la presenza di un calendario favorevole (una giornata lavorativa in più) non modifica il senso complessivo dei numeri. Che raccontano una crescita corale, visibile nei valori medi unitari ma addirittura più robusta nei volumi, quasi identica per dimensioni in Europa e nelle aree più remote, con progressi a doppia cifra che coinvolgono ogni settore e tutti i mercati chiave.
A partire dalla Germania, dove i guadagni sono del 16,3%, in decisa accelerazione rispetto alle già buone indicazioni del primo trimestre. All’interno dell’Europa solo Francia e Belgio presentano progressi inferiori al 10% mentre altrove le performance sono robuste, con picchi superiori al 20% per Spagna e Polonia.
Lo scatto complessivo del made in Italy si traduce per le imprese in incassi aggiuntivi per oltre 5 miliardi di euro, il che produce nel primo trimestre per l’Italia un valore globale di export di 108,9 miliardi: una crescita del 10% che ci spinge a ridosso dei volumi francesi.
Nel confronto europeo si tratta di un risultato decisamente positivo, soprattutto rispetto ai “big” del commercio internazionale, con un tasso di crescita trimestrale doppio rispetto alla Francia, di due punti superiore nei confronti della Germania. Osservando i numeri dell’Europa a 28 è comunque evidente la ripresa in atto nel commercio internazionale, che si traduce in performance positive quasi ovunque. Nel confronto con il primo trimestre 2016, le vendite dell’Europa a 28 crescono a doppia cifra in tutti i principali mercati extra-Ue, a partire da Stati Uniti (+11%) e Cina (+22%). Il “ritorno” più gradito è tuttavia quello della Russia, con importazioni dalla Ue in crescita del 28%. Performance che consente a Mosca di tornare al terzo posto tra i maggiori mercati di sbocco europei, riprendendosi la posizione occupata temporaneamente dalla Turchia. Crescite percentuali visibili anche nei numeri dell’Italia, che nei mercati extra-Ue a marzo concretizza il quinto rialzo mensile consecutivo: dai Bric’s, grandi “malati” del 2016, continua ad arrivare una spinta robusta, con acquisti arrembanti e persino inattesi per dimensioni.

Dagli Usa la spinta al Made in Italy «bello e ben fatto»

La Cina a marzo incrementa le commesse di made in Italy del 32,3%, la Russia di oltre 21 punti (con un balzo vicino al 50% per i macchinari, chiaro segnale della ripresa del ciclo di investimenti), l’India di 12.
In termini settoriali il discorso non cambia, con crescite diffuse e robuste per tutti i comparti ad eccezione dei mezzi di trasporto diversi dalle auto, unico solitario segno meno.
Dalle auto in particolare arriva una spinta rilevante, con una crescita del 28,1% che porta a sei miliardi di euro di ricavi esteri il bilancio trimestrale, oltre un miliardo in più rispetto all’anno precedente. Esito di vendite robuste in tutti i mercati principali, con gli Usa in crescita mensile del 27,7%, la Germania di oltre il 35%.
Allo scatto dell’export si affianca a marzo una decisa crescita anche dal lato delle importazioni, il che porta in rosso (come comunicato martedì dall’Istat) il contributo della componente estera netta al Pil.
Tra gennaio e marzo l’import tricolore lievita del 14%, in particolare per i maggiori costi legati all’energia. Il saldo commerciale del trimestre resta ampiamente positivo (6,7 miliardi) ma si riduce di 2,4 miliardi proprio per effetto della bolletta energetica più “salata”.

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