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Export e case, perché l’Italia rivede la ripresa

«Segnali di ripresa timidi ma interessanti». Nel primo giorno di voto per le elezioni del presidente della Repubblica, Matteo Renzi parla di economia e, su Twitter, usa parole di prudente ottimismo. Poi, davanti all’assemblea dei grandi elettori del Pd, torna sull’argomento: «La macchina si è finalmente riaccesa». 
In effetti qualche movimento positivo c’è. Dopo che negli ultimi giorni la Banca d’Italia aveva parlato di crescita superiore alle ultime stime e Confindustria di fine della recessione (con Susanna Camusso della Cgil che definisce l’associazione degli industriali «abbagliata per i tanti finanziamenti ricevuti»), ieri sono arrivati altri numeri con il segno più. A gennaio, secondo l’Istat, l’indice di fiducia dei consumatori ha toccato il valore più alto degli ultimi sei mesi. Ancora meglio l’indice delle imprese, ai massimi dal settembre 2011. «Gli italiani sono più fiduciosi sul proprio futuro personale e sulle prospettive economiche» dicono al ministero dell’Economia, aggiungendo che la «ripresa sembra diffusa in tutte le aree del Paese». Dati positivi arrivano anche dal mercato immobiliare. Tra luglio e settembre le compravendite sono salite del 3,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, mentre i mutui hanno fatto segnare un + 13,9%. È vero che buona parte di questo boom si spiega con le surroghe, cioè la sostituzione di vecchi mutui a tassi alti con nuovi mutui più convenienti. Ma l’inversione di tendenza c’è.
Un altro segnale è arrivato ieri dal Centro studi di Confindustria che rileva una «variazione della produzione industriale dello 0,3% in gennaio su dicembre», aggiungendo che «prosegue la lenta risalita dell’attività». Mentre Prometeia, centro di ricerche econometriche, dice che nel corso dell’anno la ripresa si consoliderà facendo registrare un aumento del Prodotto interno lordo pari allo 0,7%. «L’andamento – spiega il segretario generale Paolo Onofri – sarà lento nei primi mesi e più vigoroso nei trimestri centrali, anche grazie all’Expo che solo per il turismo dovrebbe portare una spesa aggiuntiva di un miliardo di euro». Ma da un altro centro studi, Nomisma, invitano ad «attendere prima di festeggiare». Come spiega il capo economista Sergio De Nardis, «non si è mai avuta una combinazione di shock esterni, dalla svalutazione al prezzo del petrolio all’espansione monetaria, così favorevole». In effetti la discesa del prezzo della benzina ha dato una mano. A dicembre i consumi di carburante sono cresciuti del 4,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Mentre sull’energia – che del prezzo del petrolio risente solo in maniera indiretta – la tendenza resta sempre negativa. In tutto il 2014, secondo i dati provvisori di Terna, la domanda è scesa del 2,1% rispetto all’anno precedente. Solo a settembre c’era stato un piccolo aumento, lo 0,4%. In quel caso solo un fuoco di paglia.

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