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Expo, un patto per calmierare i prezzi

La città di Milano tenta la strada dell’”autocontrollo” per calmierare i prezzi e renderli trasparenti durante il periodo di Expo, da maggio a ottobre 2015. E, oltre a questo, punta a garantire elevati standard di servizio e accoglienza, promuovendo le eccellenze locali. Solo aderendo a questi standard gli operatori del commercio e della ricezione alberghiera potranno esporre il marchio Expo.
È questo il senso dell’accordo firmato ieri dal Comune di Milano, in particolare dall’assessore milanese alle Attività produttive Franco D’Alfonso, dalle associazioni di categoria del commercio e dei consumatori e dai rappresentanti dei distretti urbani del commercio.
L’obiettivo è ambizioso: chiedere a commercianti e operatori del turismo di impegnarsi per garantire la qualità dei servizi; dare informazioni e distribuire materiale divulgativo sulla manifestazione universale; rispettare orari e calendari che permettano ai visitatori di andare e venire agevolmente dal sito espositivo di Rho; permettere l’utilizzo di Internet; formare il personale su lingue e usi e costumi degli ospiti; elevare gli standard di pulizia e decoro, in particolare nelle aree esterne. E soprattutto: essere trasparenti nell’esposizione dei prezzi, per evitare comportamenti “furbi” di incrementi fuori controllo, raggirando la clientela.
Nel documento sugli impegni condivisi si parla proprio di «avere un comportamento corretto nella gestione dei listini prezzi nel rispetto del turista …garantire l’esposizione dei prezzi palese e chiara anche e soprattutto della merce disposta in vetrina…».
Inoltre si tenta anche di limitare l’evasione fiscale e la frode nelle piccole commissioni: «evidenziare i metodi di pagamento accettati favorendo l’uso della moneta elettronica, rendere evidenti e trasparenti le scelte del consumatore che comportano costi aggiuntivi, nonché la politica sui cambi».
Ogni categoria ha le sue prescrizioni. Si va dal piccolo artigianato alle grandi strutture di vendita fino ai mercati coperti. Per tutti, ai primi posti delle richieste, c’è l’attenzione ai prezzi.
Si chiede «rispetto del criterio di equilibrio tra servizio e prezzo», fino a parlare di vera e propria «moral suasion sui prezzi di alcuni prodotti di larghissimo consumo, come ad esempio le bottigliette di acqua». Viene inoltre imposto uno «sconto del 5% sui prodotti di vendita», con servizi su misura anche in funzione delle diverse etnie.
Oltre a queste autolimitazioni, si suggerisce anche di predisporre percorsi degustativi dentro le strutture, con promozioni di cibo dell’eccellenza lombarda, garantendo anche un menù per bambini e uno per i turisti.
Il limite di questo accordo è però chiaro: i controlli sono difficili e le sanzioni non esistono. Ci si affida al giudizio dei visitatori che, in caso di lamentele, dovrebbero far sapere alle istituzioni e alle associazioni i problemi che hanno avuto. In questo periodo peraltro i prezzi in città sono già lievitati, soprattutto negli alberghi. Fatto di cui i vertici di Palazzo Marino sono consapevoli. L’auspicio è che l’accordo possa almeno limitare i possibili danni d’immagine.
Ieri all’atto della firma erano presenti il sindaco di Milano Giuliano Pisapia e il presidente della Camera di commercio milanese Carlo Sangalli.
Pisapia ha ribadito l’attesa di 20 milioni di visitatori durante il semestre di Expo, parlando di «impegno a promuovere il made in Italy e la qualità dei servizi per valorizzare la città a livello internazionale».
Per Sangalli questo patto «è già parte dell’eredità di Expo, perché l’immagine che lasceremo ai visitatori è la migliore vetrina per gli anni futuri».

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