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Expo: un contratto a termine su misura per i trentenni

ROMA — Un contratto a termine lungo, due anni senza interruzioni in vista dell’Expo 2015, riservato alla «generazione esclusa», i giovani che però hanno già compiuto 30 anni. È questa l’ipotesi alla quale stanno lavorando Confindustria e sindacati, che ne hanno cominciato a discutere in un incontro tecnico giovedì scorso.
Il contratto obbligherebbe l’azienda a formare il lavoratore, con un carico però molto più leggero rispetto all’apprendistato. Non avrebbe l’obbligo di causale ma, pur applicabile in tutto il territorio nazionale, sarebbe legato all’Expo di Milano. E garantirebbe un corposo sconto sui contributi a carico delle imprese, da finanziare con i fondi europei.
Ma perché solo gli over 30? Al momento gli incentivi sul lavoro sono riservati ai giovani al di sotto dei 29 anni. È il caso proprio dell’apprendistato, contratto utilizzabile da tempo, e anche del bonus sulle assunzioni a tempo indeterminato varato per decreto legge dal governo Letta e alle ultime battute per la conversione in Parlamento. Mentre per i lavoratori in età più avanzata ci sono altri strumenti, come gli incentivi per chi assume persone in cassa integrazione. Strumenti naturalmente insufficienti in una fase di recessione come questa ma comunque disponibili. Solo per gli over 30, invece, non c’è nessuna corsia riservata con il risultato – osserva Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil – che «proprio questa fascia d’età rischia di essere quella più in difficoltà in una situazione già difficile per tutti».
Non tutti sono d’accordo tra le parti sociali, visto che la Cgil ha sempre detto di «no» a altra flessibilità in vista dell’Expo. Il vero nodo, però, è quello delle risorse. Gran parte dei fondi per tagliare i contributi del nuovo contratto riservato agli over 30 dovrebbe arrivare da fondi europei. Ma per le regole di Bruxelles i fondi andrebbero usati per i giovani al di sotto dei 25 anni, ed è già stato difficile arrivare a 29 anni per il bonus del governo. Confindustria e sindacati sono però convinti che – con la crisi che continua e i fondi europei ancora da spendere – quel limite sia materia trattabile.
E, a livello politico, hanno una carta da giocare. Due anni fa a parlare di «generazione esclusa», con il 40% degli over 30 che vivono ancora a casa dei genitori, era stato l’allora direttore generale della Banca d’Italia Fabrizio Saccomanni, oggi ministro dell’Economia. E lo stesso ragionamento era stato fatto da Mario Draghi, oggi governatore della Banca centrale europea.

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