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Expo, extra costi per 200 milioni

L’Expo 2015 non solo deve gestire la corsa contro il tempo. D’ora in poi dovrà anche prepararsi all’inconveniente della ristrutturazione dei contratti. È quanto sta avvenendo in queste settimane: i raggruppamenti di imprese che stanno svolgendo i lavori principali nel sito espositivo di Rho stanno ora chiedendo maggiori risorse per completare i lavori secondo il cronoprogramma, o velocizzarli là dove serve.
I calcoli esatti stanno emergendo in questi giorni. Ufficialmente siamo ancora sotto il livello di guardia: tra cantieri della piastra, quelli per la rimozione delle interferenze e quelli per le vie d’acqua non dovrebbero essere superati i 70 milioni. Ma ufficiosamente, se consideriamo sia la richiesta di utilizzo delle “riserve” sia i premi di accelerazione, le indiscrezioni trapelate dagli ambienti vicini ad Expo già parlano di cifre che, messe insieme, sfiorano i 200 milioni.
Sembrerebbe infatti che l’Ati guidata dalla Mantovani, che si occupa della piastra (cioè la preparazione del terreno, la fase preliminare alla costruzione dei padiglioni), stia chiedendo circa 100-120 milioni in più, rispetto ai circa 160 chiesti durante il bando di gara, vinto con più del 40% di ribasso d’asta. Cosa, questa, che di fatto ridurrebbe di molto il vantaggio economico dell’aggiudicazione.
Simile la vicenda della Cmc di Ravenna, che ha vinto la gara per la rimozione delle interferenze (ovvero la pulizia del terreno prima della costruzione della piastra e dei padiglioni) offrendo 58 milioni circa, sempre con un ribasso d’asta di oltre il 40%: ora la cooperativa sarebbe sul punto di chiedere 30-40 milioni in più ad Expo.
Infine le vie d’acqua, del valore di 160 milioni. L’Ati guidata dalla Maltauro sta realizzando il canale che dovrà portare acqua al sito espositivo, in ritardo a causa della feroce contrapposizione con i comitati ambientalisti cittadini. Ora per velocizzare i cantieri l’impresa avrebbe chiesto almeno 13 milioni in più. E questi sono gli appalti più grandi. Il resto si vedrà.
È spesso una normale prassi che le aziende edili facciano valere in corso d’opera clausole per velocizzare i cantieri, o che chiedano di attingere a riserve finanziarie già preventivate in partenza, nell’eventualità di rallentamenti indipendenti dall’impresa. Nel caso di Expo ci sarebbero entrambe le questioni. Ed è chiaramente più difficile gestirle quando manca solo un anno all’apertura dell’evento universale di Milano.
La società di gestione di Expo rispetto a queste richieste mantiene comunque il controllo, certamente più allarmata di fronte all’ipotesi dei ritardi. Del resto, sottolineano in via Rovello, gli incrementi riporterebbero i budget a quanto stabilito già preventivamente. I possibili risparmi verrebbero però assottigliati. Inoltre tutto deve procedere in modo serrato, e a questo punto anche l’eventuale ristrutturazione dei contratti deve aggirare burocrazie e lungaggini.
Dentro la società Expo circolano i file dei cronoprogrammi: i lavori per la rimozione delle interferenze devono essere terminati a dicembre, mentre la piastra sarà definitivamente pronta solo a marzo 2015. Una data che sembra davvero vicina all’apertura dell’evento, fissata per il primo maggio 2015. Tuttavia i vertici di Expo tranquillizzano sul fatto che per “piastra” si intendono anche opere adiacenti al sito, non necessariamente quelle indispensabili per la costruzione dei padiglioni, che saranno completate prima. È certo comunque che non c’è un momento da perdere.
Intanto in questi giorni prosegue il dibattito interno alla società di gestione sull’ipotesi che la Maltauro possa essere sospesa dalla costruzione delle vie d’acqua. Enrico Maltauro, responsabile dell’azienda vicentina che ha vinto la gara a capo di un raggruppamento di imprese, è finito in custodia cautelare in carcere nella vicenda delle tangenti sui grandi appalti della Lombardia e sullo stesso evento universale, e per questo gli azionisti di Expo si stanno interrogando sull’opportunità di allontanare l’impresa dai cantieri. Il commissario unico Giuseppe Sala, che guida anche la società di gestione, sottolinea però di non avere poteri di interdizione, e che anzi i lavori devono proseguire spediti (anche perché la responsabilità penale è individuale). A questo va aggiunta la considerazione che un’eventuale sospensione penalizzerebbe anche le imprese più piccole appartenenti all’Ati e non coinvolte nell’inchiesta. Da un punto di vista politico però il Comune di Milano spinge affinché venga presa una decisione forte in questo senso. L’unica soluzione praticabile sarebbe quella di cercare di “convincere” la Maltauro ad autosospendersi. Certo, non sarà facile, considerando che l’azienda vicentina ha in pancia quasi 230 milioni di lavori, tra vie d’acqua e architetture di servizio all’interno del sito espositivo (queste ultime del valore di 67 milioni).

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