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Expo è stata un affarone

Se si facesse un «bilancio consolidato» dei costi diretti assorbiti dalla realizzazione dell’Expo a confronto con gli utili generati dai flussi turistici aggiuntivi dovuti alla manifestazione, lo si chiuderebbe con 3 miliardi di attivo, quale differenza tra 3 miliardi di spese e 6 di margini creati nei conti delle attività ricettive di Milano e della provincia.

Lo afferma un’analisi di Euler Hermes, società del gruppo Allianz specializzata nel credito all’export e molto attiva anche sull’Italia con il suo ufficio studi e ricerche: «Detto ciò», attenua, però, la ricerca, che l’Agi ha anticipato, «è necessario verificare altri costi indiretti prima di stimare l’utile netto effettivamente realizzato». «In particolare sono aumentate le entrate per i settori legati al turismo, soprattutto a Milano e nella zona dei Laghi», recita il testo del report, «con i picchi più alti registrati nella vendita all’ingrosso e nella distribuzione (+4,2% anno su anno, rilevazioni del secondo trimestre 2015), nell’alberghiero e nella ristorazione (+2,9%) nei servizi legati ai trasporti (+2,1) e nei servizi commerciali (+1,3)». Gli analisti di Euler Hermes, che avevano studiato in anticipo i possibili effetti economici dell’Expo pronosticando un +0,4% sul Pil tra il 2012 e il 2015 ricordano che, prendendo a riferimento gli stessi parametri, l’Expo tedesco del 2000 si chiuse in perdita di 0,6 miliardi. I calcoli sono basati sulla vendita di 20 milioni di biglietti, totalizzata in realtà già da qualche giorno. Proiettando questo incremento di vendite indotto dall’Expo, risulta agli analisti di Euler Hermes che un settimo dell’incremento del Pil nazionale previsto ad oggi nel +0,7% è appunto legato alla kermesse milanese. L’Expo ha inoltre stimolato l’arrivo di investimenti diretti esteri per 6 miliardi di euro, tra febbraio e aprile, l’importo più elevato dalla fine del 2013. E ha anche contribuito al forte incremento dell’export italiano nel corso del 2015: «In termini nominali la ripresa maggiore nelle esportazioni è stata registrata dai paesi fuori dalla zona euro», recita ancora la ricerca, «come Usa (+27% nel periodo gennaio-giugno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso), Uk (+9,5%), Turchia (+10%) e Svizzera (+4%), tutti paesi che rientrano nell’elenco dei primi cinque mercati di esportazione italiani al di fuori della zona euro (il 20% delle esportazioni totali)». Dall’inizio di Expo sono stati esportati 3,5 miliardi di euro in più di merci e 0,6 miliardi di euro in più di servizi. «La maggior parte dei servizi esportati sono senz’altro legati a Expo», dicono gli esperti di EH. Ma questo primo bilancio di Expo non è privo di ombre. Il rischio che si profila sul «dopo» sono le difficoltà economiche di ben 10 mila delle piccole e piccolissime società create «ad hoc» per l’Expo, da 1 a 3 su 10 potrebbero chiudere volontariamente o fallire. Quanto al «dopo Expo», la previsione positiva di Euler Hermes è che la kermesse di Rho-Pero «dovrebbe incoraggiare la creazione di sinergie tra le società italiane e straniere. Le Pmi italiane sono meglio posizionate sull’export rispetto alle concorrenti. Tuttavia bisogna puntare di più sull’innovazione, sulla digitalizzazione (poche società italiane vendono online all’interno e all’esterno dell’Ue rispetto alle concorrenti) e sulle sinergie tra i settori e i paesi per consentire un forte sviluppo esterno». «Il governo», rileva ancora la ricerca, «ha annunciato che dopo Expo parte dell’area sarà dedicata ad attività di R&D, attraverso la creazione di un centro scientifico, positivo in termini di innovazione futura, in particolare per il settore manifatturiero: «Riteniamo che il settore agroalimentare, il tessile e la meccanica siano i principali vincitori», conclude l’indagine. «Nel settore agroalimentare i programmi di innovazione puntano a una maggiore produttività e a una più elevata efficienza energetica, allo sviluppo di nuovi prodotti, come gli alimenti specifici, ma anche di imballaggi all’avanguardia che possono preservare meglio le qualità nutritive dei cibi».

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