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Expo Dubai, chance da 1,7 miliardi per l’Italia

Sessanta eccellenze chiamate a supportare lo sforzo che vedrà l’Italia al centro dell’esposizione universale di Dubai al via dal prossimo 1° ottobre e destinata ad avere importanti ricadute per il sistema Paese, stimate in 1,7 miliardi di euro annui nei 3-4 anni successivi alla manifestazione. L’ultima azienda a scendere in campo è la Saipem che ieri, con il suo amministratore delegato Stefano Cao, ha siglato un accordo con il commissario generale dell’Italia per l’Expo 2020, Paolo Glisenti.

La società parteciperà in qualità di partner tecnico come official premium provider del padiglione Italia e sarà presente con una installazione ispirata alle energie rinnovabili. «Siamo molto soddisfatti di aver sottoscritto questa intesa che è una partnership tecnica e non un tradizionale accordo di sponsorizzazione – spiega Cao al Sole 24 Ore -. Sarà un contributo in termini di tecnologia che ci consentirà di portare a questa importante manifestazione mondiale l’essenza della nostra azienda perché l’innovazione è il cammino che abbiamo intrapreso ormai da tempo e caratterizzerà ancora di più in futuro il modo di operare di Saipem».

La scelta di Saipem si sposa perfettamente con la filosofia della presenza italiana all’appuntamento di Dubai, come sottolinea Paolo Glisenti che, dalla fine del 2017, ha assunto la guida del commissariato generale del Governo. «C’è una grande aspettativa rispetto al ruolo che l’Italia può giocare in questo primo grande evento globale dopo la pandemia e noi porteremo all’Expo le migliori competenze italiane che sono abilitatrici della transizione energetica e della decarbonizzazione – chiarisce il commissario – . Si tratta di un tema centrale per la partecipazione italiana e per l’Expo in generale e riguarda sia l’efficienza energetica dei modelli tradizionali delle fonti fossili sia l’innovazione legata alle energie naturali. E in questo senso l’installazione che Saipem sta realizzando sarà straordinaria e molto immersiva per tutti i visitatori». Questi ultimi, stando alle previsioni diffuse prima della crisi pandemica, saranno 25 milioni per l’intera esposizione, considerando accessi fisici e virtuali, mentre ammonteranno a 28mila al giorno (5 milioni nei sei mesi di durata dell’Expo) quelli attesi per il padiglione italiano.

Insomma, la macchina organizzativa procede a pieni giri e i lavori per ultimare il padiglione Italia si concluderanno nei prossimi mesi. «Siamo molto avanti – precisa Glisenti -. Abbiamo ultimato tutta la parte infrastrutturale e questa estate finiremo gli allestimenti. Certo, abbiamo dovuto un po’ rallentare per non rischiare di mettere in ibernazione l’intera struttura per motivi di manutenzione e sicurezza, ma per questa estate chiuderemo il cerchio dopo aver completato gli ultimi collaudi». E, a quel punto, tutto sarà pronto per l’avvio della manifestazione per la quale il padiglione Italia, realizzato con un mix di materiali completamente sostenibili, ha scelto il tema “Beauty connects people” (la bellezza unisce le persone). «È una sintesi chiara ed efficace di quella che è la nostra tradizione come popolo italiano – osserva Cao -. Questo paese ha dimostrato nei secoli la sua predisposizione alla bellezza e la sua capacità di mettere insieme le persone per questo ideale. Sono temi assolutamente trasversali che restituiscono un’ottima rappresentazione di quello che possiamo fare quando cooperiamo in maniera coordinata e con idee chiare».

L’Expo di Dubai sarà quindi una vetrina cruciale per le aziende della penisola con risvolti significativi per l’export, come ha documentato una ricerca ad hoc realizzata dalla School of Management del Politecnico di Milano e firmata da Lucia Tajoli e Lucio Lamberti.

Previsioni prudenziali formulate prima della pandemia, è bene chiarirlo, ma che forniscono comunque un quadro dei benefici collegati alla manifestazione. «La stima di 1,7 miliardi di euro annui almeno per i 3-4 anni successivi all’evento – evidenzia Glisenti – tiene insieme tre tasselli: il made in Italy, l’attrazione degli investimenti e i flussi turistici. Ed è un numero importante per due ragioni di contesto: quell’area, che si estende ben oltre il bacino storico del Mediterraneo fino al Medioriente e all’Asia meridionale, è oggi la prima al mondo per i flussi commerciali internazionali e l’Italia rappresenta una quota significativa di quell’insieme. Per noi, dunque, è un’area strategica». Con risvolti particolarmente positivi per diversi settori, a partire, naturalmente, dalle imprese che si muovono lungo il binario della transizione verde, come Saipem, ma anche per l’economia dello spazio e le scienze della vita, come pure per l’education e l’industria creativa, design in testa.

Ma i benefici complessivi vanno comunque al di là dei numeri perché, come rileva il commissario, c’è un tema di relazioni diplomatiche legate alla transizione energetica «che apriranno per l’Italia rapporti e prospettive interessanti» in quei mercati. Dove anche Saipem – che in Medio Oriente è sbarcata già negli anni ’70 nell’Emirato di Abu Dhabi e ha la sua base logistica nell’Emirato di Sharjah – punta a consolidare la sua presenza. «Siamo sempre stati considerati come un contrattista fortemente connotato in un segmento specifico che è molto importante in quell’area e negli Emirati – chiarisce il numero uno Cao -. La nostra partecipazione all’Expo, però, è un’opportunità per cambiare paradigma e per rappresentare lo spostamento verso le energie rinnovabili. Ma anche per proporci come un collettore delle competenze e delle capacità della supply chain italiana (la catena di fornitura, ndr) che magari da sola fa fatica a trovare una collocazione e che, invece, può riuscire a farsi conoscere e apprezzare con il traino di un’azienda delle dimensioni di Saipem».

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