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Expo, 50 mila contraffazioni

Durante il semestre di Expo sono state individuate in Internet 48.266 situazioni di utilizzo illegittimo/sospetto dei titoli di proprietà industriale di titolarità di Expo 2015. In media oltre 260 pagine individuate per ciascuna giornata di apertura dell’Esposizione. Questo il risultato del monitoraggio condotto da Convay srl, la società selezionata da Expo con gara pubblica per assicurare grazie alle soluzioni di «Internet brand intelligence» il monitoraggio sistematico delle piattaforme di e-commerce e del web generico per i marchi e loghi a titolarità Expo 2015 spa.

Per potere meglio comprendere tale dato, può essere utile scomporlo in tre macro classi, ciascuna oggetto di specifica attività di indagine: il ticketing, cioè l’immissione in commercio di offerte di biglietti di ingresso falsi o da parte di soggetti non autorizzati; il merchandising cioè la proposizione in Internet di prodotti/gadget/souvenir valorizzati dalla illecita apposizione dei Marchi ufficiali; i «nomi a dominio», cioè la registrazione non autorizzata di siti web con contenuti leciti/illeciti, con termini che inglobano in via diretta o distorta uno o più Marchi ufficiali di Expo. La metodologia di indagine adottata ha permesso di circoscrivere il fenomeno e di attivare – a valle della fase di «Internet discovery» del sospetto illecito – un’azione di repressione delle violazioni individuate, portata avanti dalla Direzione legale di Expo, anche tramite lo studio legale avvocati associati Franzosi Dal Negro Setti, di Milano.

Spulciando nelle attività di «Brand Intelligence» poste in essere si trovano: 12.185 casi di vendita per lo più non autorizzata di biglietti d’ingresso, 33.629 inserzioni veicolanti prodotti di merchandising, altamente sospetti o evidentemente falsi, 2.452 nomi a dominio caratterizzati da utilizzi impropri dei marchi ufficiali e, spesso, utilizzati per veicolare contenuti illeciti ed immorali. Ben 251 website presentavano contenuto attivo e, in particolare, pubblicità e servizi vari che utilizzando illecitamente il brand Expo attiravano un altissimo numero di visite, con quel che ne consegue in termini di visibilità dei loro contenuti, a scapito dei legittimi titolari dei website affiliati all’evento. E ancora, pur di garantire al prodotto offerto in vendita maggiore successo commerciale, altri falsari – operanti su 32 website/piattaforme diverse – proponevano in vendita numerosi prodotti contraffatti della linea ufficiale Expo. Sono state individuate anche molte inserzioni di prodotti totalmente falsi, cioè inventati di sana pianta dai contraffattori e neanche compresi nel catalogo ufficiale dell’Esposizione Mondiale: spille, guide culinarie, felpe, caricatori per telefono cellulare e sticker marchiati Expo 2015, la cui controparte originale, semplicemente, non è mai esistita. Sono state invece ben 47 le piattaforme con offerta di biglietti falsi/abusivi, spesso proposti a prezzi ridotti rispetto al listino ufficiale. Francesco Marzari, direttore degli affari legali di Expo, lega la scelta di avvalersi di specifiche professionalità tra analisti e legali alle «enormi potenzialità e altrettanto diffuse criticità della Rete» e alla presenza per un ampio portafoglio di «asset immateriali» da proteggere, mentre Giuseppe Provera, amministratore unico di Convey srl, rimarca l’importanza di «una filiera caratterizzata a monte dalle più innovative metodologie di monitoring della Rete e, a valle, da un interessante mix di approcci alla repressione dei fenomeni individuati».

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