Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Exploit delle Borse all’election day

Il tira e molla tra Congresso e Casa Bianca sul piano di stimoli fiscali per rilanciare l’economia americana sfibrata dalla pandemia ha tenuto banco nelle ultime settimane prima delle elezioni. Con il voto la speranza di molti investitori è che l’incertezza sulla futura politica economica della prima potenza mondiale svanisca. Ed è in questa chiave che molti osservatori ieri hanno inquadrato il balzo dei mercati azionari in tutto il mondo. Un balzo probabilmente non motivato dalla scommessa sulla vittoria di uno o l’altro candidato quanto dalla prospettiva di una stabilizzazione del quadro politico e di uno sblocco dello stallo decisionale.

Dopo una seduta di lunedì molto positiva che ha visto i principali listini europei recuperare oltre il 2% sulle principali piazze ieri numeri ancora molto positivi si sono visti sui listini di Milano (+3,19%), Parigi (+2,44%) e Francoforte (+2,55%). Grazie alla fiammata messa a segno nelle ultime due sedute lo Stoxx 600, che monitora l’andamento delle principali piazze europee, ha quasi annullato i ribassi dell’ultima settimana innescati dai timori per la risalita dei contagi. Rispetto ai livelli toccati venerdì 23 ottobre l’indice è arrivato a perdere oltre il 5% ma ora sta sotto dell’1,29 per cento.

Le piazze europee sono andate dietro a Wall Street. Gli indici della Borsa americana, che la scorsa settimana avevano perso più del 5%, hanno recuperato terreno nelle ultime due sedute. L’indice Vix della volatilità, che la scorsa settimana si era impennato di pari passo con l’ondata di ribassi, si è tuttavia mantenuto ancora piuttosto alto: poco sopra i 35 punti. Una soglia che è superiore alla media dell’ultimo trimestre (26) a testimonianza di un certo nervosismo che ha caratterizzato una seduta segnata dall’attesa per il risultato del voto.

Se i conteggi del voto postale non ritarderanno l’ufficializzazione del risultato oggi si saprà chi ha prevalso e, con il senno di poi, si potrà fare una disamina dell’andamento dei mercati prima del voto e stabilire se effettivamente c’è stato un candidato preferito dai mercati o meno. In queste settimane analisti e addetti ai lavori hanno spesso detto tutto e il contrario di tutto in proposito. C’è chi ha letto nella sostanziale tenuta dell’ultimo trimestre una scommessa sul mantenimento dello status quo con la vittoria di Trump visto che storicamente la riconferma di presidenti in carica si è accompagnata a buoni numeri dal mercato azionario. Ma c’è anche chi ha dato una lettura totalmente opposta secondo cui, se le Borse si sono stabilizzate, è per via della crescita di Biden nei sondaggi che ha allontanato il rischio di una vittoria contesa. Scenario, questo sì, che avrebbe ripercussioni molto negative. Un altro segnale che è stato letto come indicativo di una scommessa su Biden è stata poi la performance dell’indice Russell 2000. L’indice delle società a media e bassa capitalizzazione negli ultimi due mesi ha fatto nettamente meglio dell’S&P500 (+6% contro +1%). Secondo alcuni analisti questo è indicativo di un mercato che scommette sulla vittoria democratica dato che la politica economica di Biden basata su un corposo piano di investimenti infrastrutturali potrebbe favorire più le piccole e medie imprese che le grandi corporation dell’S&P500.

Da settimane i sondaggi elettorali danno Biden vincente. Con uno scarto anche piuttosto netto. Eppure gli investitori si sono approcciati al voto con un atteggiamento decisamente prudente. Da un sondaggio condotto da Ubs è emerso che sei gestori su 10 hanno scelto di cautelarsi da una possibile impennata della volatilità. Ad esempio aumentando la quota di cash in portafoglio, oppure mettendo in atto una rotazione di portafoglio a favore degli asset più difensivi (titoli di Stato, settori anticiclici come le utilities) oppure cautelandosi con strumenti derivati.

Gli investitori insomma non sembrano fidarsi più di tanto dei sondaggi probabilmente memori dei clamorosi errori su referendum Brexit e presidenziali Usa 2016. In pochi oggi vogliono ripetere l’azzardo di quattro anni fa. E non solo perché non si fidano della capacità dei sondaggisti di prevedere il risultato elettorale ma anche perché le presidenziali nell’anno della pandemia, a giudizio di molti, sono ad altissimo rischio di contestazione. Per la prima volta nella storia della democrazia americana, c’è un contendente (il presidente Trump) che da settimane ha dichiarato che non accetterà la sconfitta sollevando il rischio brogli. Per via della pandemia il ricorso al voto postale o anticipato (il 40% degli aventi diritto ha scelto questa modalità) è stato senza precedenti. Ma si teme che i ritardi nelle operazioni di spoglio di questi voti possano dare adito a contestazioni o ricorsi. «Metteremo al lavoro i nostri avvocati» ha minacciato Trump.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ultimo miglio con tensioni sul piano italiano per il Recovery Fund. Mentre la Confindustria denuncia...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le diplomazie italo-francesi sono al lavoro con le istituzioni e con le aziende di cui Vivendi è un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La tempesta del Covid è stata superata anche grazie alla ciambella di salvataggio del credito, ma o...

Oggi sulla stampa