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Exor si trasferisce ad Amsterdam L’accordo con Gates e Rothschild

Mancava Exor, la capogruppo. John Elkann ha chiuso il cerchio ieri: anche la holding porta la sede in Olanda. A differenza di Fiat Chrysler Automobiles, Ferrari e Cnh Industrial, che l’hanno preceduta trasferendo da Torino ad Amsterdam la base legale ma scegliendo Londra come residenza fiscale, Exor avrà l’una e l’altra nei Paesi Bassi. Per l’Italia, assicurano al Lingotto, non cambierà nient’altro, a partire dalla Borsa di quotazione: il titolo è e resterà «esclusivamente sul mercato telematico» di Piazza Affari. Novità sul fronte societario però potrebbero essercene: è probabile che entrino, o aumentino partecipazioni già in portafoglio, azionisti di livello globale che fanno parte del «network» costruito negli anni della presidenza Elkann. Azionisti che si chiamano Bill Gates, attraverso Cascade Investments, o lord Jacob de Rothschild, o quel Nassef Sawiris che non a caso è stato l’esponente del capitalismo familiare internazionale invitato all’ultima assemblea della Giovanni Agnelli & C. Ovvero della cassaforte della dinastia Agnelli-Elkann, che ovviamente manterrà il suo ruolo di socio di maggioranza e potrebbe, anzi, incrementare il proprio 52,99%.

Dipenderà dalla risposta del mercato a un’operazione che ha le leggi e il Fisco olandesi come approdo finale ma nasce, spiega il plenipotenziario della famiglia, per le stesse ragioni che hanno portato Fca, Ferrari, Cnh e tutti i maggiori business della holding — inclusa PartnerRe, che una «geografia» simile l’aveva già prima di entrare nel gruppo — ad aprire la strada: «I nostri principali investimenti hanno già riorganizzato le strutture societarie per riflettere meglio la loro attività globale, ed è quindi naturale che Exor si allinei». «Naturale» che identiche siano anche le modalità attraverso cui il tutto avverrà: quelle della fusione transfrontaliera. Exor verrà incorporata da Exor Holding N.V, secondo un’agenda che prevede la distribuzione ai soci di un’azione della «nuova» finanziaria per ciascuna «vecchia». Come nelle altre società, ci sarà un meccanismo di fidelizzazione che premierà con diritti di voto multipli (5 e 10) chi manterrà l’investimento prima per cinque, poi per dieci anni. Chiaro che potrà esserci, in parallelo, chi invece non vorrà seguire la società in Olanda. Ed è qui che, insieme al diritto di recesso fissato a 31,2348 euro (sotto le attuali quotazioni: 33,51 euro ieri), entrerebbero in gioco la Giovanni Agnelli & C. e i grandi investitori internazionali del «network Elkann». La sostanza è semplice. C’è una sola condizione sospensiva dell’operazione che dovrà essere approvata dall’assemblea straordinaria il 3 settembre: il valore delle richieste di recesso non dovrà superare i 400 milioni. Fino a quella soglia (considerata elevata) il riassorbimento è garantito: per un massimo di 100 milioni dagli stessi Agnelli-Elkann, attraverso la cassaforte di famiglia che in un comunicato «conferma il suo sostegno» pieno; per un massimo di 300 milioni dal gruppo di investitori globali di cui fanno parte i Gates, i Rothschild, i Sawiris.

I tempi saranno veloci: se tutto andrà come previsto dal Lingotto, la fusione diventerà efficace entro fine 2016. Quella del 3 settembre potrebbe dunque essere l’ultima assemblea torinese e italiana della finanziaria, ed è ovvio che sotto la Mole (intanto) lo si viva come un abbandono. Del quale, però, si capiscono le ragioni, se Sergio Chiamparino — oggi presidente della Regione Piemonte, ieri sindaco di Torino — sintetizza così: «Vengono meno anche gli ultimi legami finanziari tra la famiglia Agnelli e Torino: sempre più dobbiamo lavorare per valorizzare il nostro patrimonio del “saper fare” automobilistico per essere città dell’auto senza essere città della Fiat. Dal momento, però, che come altri trasferimenti di sedi non avviene in paradisi fiscali, ma in uno dei sei Paesi fondatori della Comunità europea, potrebbe essere utile una forte iniziativa in sede Ue per rendere più omogenee le varie legislazioni». Suona come un «invito» al premier Matteo Renzi.

Raffaella Polato

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