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Exor rilancia su PartnerRe e diventa primo azionista

Affondo di Exor su PartnerRe. La holding guidata da John Elkann, che ha annunciato di essere il primo azionista della società americana con il 9,32% del capitale dopo aver acquistato azioni per 572 milioni di dollari, rilancia l’offerta per la conquista della compagnia di riassicurazione delle Bermuda. Non più 6,4 miliardi di dollari: Exor mette sul piatto 6,8 miliardi di dollari alzando il prezzo di offerta del 5,8% a 137,5 dollari per azione. Tutto questo mentre si alza il velo sui dati del trimestre, tornati in utile, mentre in Borsa il titolo Exor lascia sul terreno l’1,86% mentre Partner Re guadagnava l’1,61%.
La società di riassicurazione, sede a Bermuda e quotata a New York, 4,7 miliardi di dollari di raccolta premi danni lorda, nei giorni scorsi aveva rifiutato l’offerta da 6,4 miliardi di dollari di Exor, preferendo portare avanti il precedente progetto di fusione con Axis Capital Holdings. Ieri il consiglio di amministrazione della società guidata da Elkann ha presentato una nuova proposta migliorativa. Rispetto ai 130 dollari per azione offerti in prima battuta, la nuova offerta arriva a 137,50 dollari valorizzando il gruppo di riassicurazione 6,8 miliardi di dollari. Un valore che rappresenta un premio del 10% rispetto al valore implicito di 125,17 dollari che emerge nell’ambito del matrimonio tra Partner Re e Axis Capital Holdings.  

Exor, nella nota, ha spiegato che la proposta vincolante, approvata all’unanimità dal cda, «non è soggetta a due diligence e non è soggetta a condizioni di finanziamento». La holding del gruppo Agnelli ha chiesto così al consiglio di amministrazione di PartnerRe «di raccomandare la proposta chiaramente superiore e totalmente in denaro di Exor» e ha depositato il Preliminary Proxy Statement «per sollecitare gli azionisti di PartnerRe a votare contro l’operazione palesemente inferiore con Axis».
Insomma, la partita per il controllo della compagnia di riassicurazione si riapre. «Siamo fiduciosi di ottenere tutte le necessarie autorizzazioni per chiudere una fusione con PartnerRe entro fine 2015. Riteniamo che le autorità regolatorie considereranno l’operazione con favore», ha scritto Elkann nella lettera al cda di PartnerRe, presieduto da Jean-Paul Montupet, con la nuova proposta migliorata per la compagnia di riassicurazione americana. Nella missiva Elkann rileva che quella di Exor è un’offerta superiore a quella di Axis e che, diversamente da Axis, non c’è «alcuna intenzione di modificare le operazioni di business di PartnerRe, la sua struttura societaria o il top management e l’organico. Exor sarà più flessibile di Axis nel rafforzare il bilancio di PartnerRe». Ad ogni modo il rialzo comunicato ieri rappresenta il tetto massimo che Exor è disposta a pagare perché rappresenta la proposta «finale e ultima» per la società di riassicurazione americana da parte della holding della famiglia Agnelli, ha detto a “Bloomberg” Elkann. Inoltre il maggior valore sarà finanziato con mezzi propri e indipendentemente dall’incasso della vendita di Cushman & Wakefield, comunicata alla vigilia, a fronte della quale arriveranno entro la fine dell’anno 1,27 miliardi di dollari. Risorse che andranno a rafforzare la posizione finanziaria netta della holding.
L’intera impalcatura dell’accordo resta valida entro l’11 luglio 2015, che corrisponde al secondo giorno successivo alla data in cui è prevista l’assemblea degli azionisti di PartnerRe relativa all’operazione con Axis. Un appuntamento che sarà cruciale per capire l’esito della partita.
Ieri intanto il gruppo Exor ha comunicato i dati del trimestre che si è chiuso con un utile consolidato di 40,6 milioni di euro a fronte di una una perdita consolidata di 38,1 milioni nello stesso periodo dell’anno scorso. La variazione positiva di 78,7 milioni deriva dall’incremento della quota nel risultato delle partecipate per 78 milioni di euro.
Al 31 marzo 2015 il Net Asset Value (Nav) è pari a 13,3 miliardi ed evidenzia un incremento di 3,2 miliardi (+31,2%) rispetto ai 10,16 miliardi di dicembre. Inoltre il patrimonio netto consolidato attribuibile ai soci della controllante ammonta a 8,7 miliardi, con un incremento netto di 730,5 milioni rispetto a fine 2014. Tale incremento – spiega il comunicato – deriva dalla quota delle differenze cambio da conversione (+676,4 milioni), dalla variazione netta della riserva di fair value (+55,8 milioni), dall’utile netto del periodo (+40,6 milioni), parzialmente compensato da variazioni nette negative per 42,3 milioni. A fine marzo, infine, il saldo della posizione finanziaria netta consolidata del sistema holdings è positivo per 582,1 milioni ed evidenzia una variazione positiva di 19,1 milioni rispetto ai 563 milioni di fine 2014.
Per l’intero 2015, la società prevede un risultato positivo della capogruppo. Anche a livello consolidato l’esercizio 2015 «dovrebbe evidenziare risultati economici positivi che, peraltro, dipenderanno in larga misura dalle principali società partecipate».

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