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Exor, offerta per le polizze Usa Maxi Opa su PartnerRe contro Axis

Sei miliardi. Cash. Sei miliardi offerti da Exor a PartnerRe, uno dei due promessi sposi della teorica — a questo punto — fusione top nelle riassicurazioni: se andasse in porto, l’annunciato merger con Axis, nascerebbe il nuovo numero uno mondiale. Ma, appunto: «se». Perché da ieri, con una proposta amichevole al primo dei due gruppi (per il secondo, tagliato fuori, è chiaramente il contrario), sulla scena si muove la holding guidata da John Elkann. Di PartnerRe punta a comprare il 100%. Per riuscirci, assicura continuità manageriale e gestionale contro l’inevitabile rimescolamento che sempre una fusione porta con sé. E, soprattutto, cala l’asso di condizioni economiche che potrebbero convincere i soci del sesto colosso riassicurativo globale a mandare all’aria i progetti con Axis: 130 dollari per ogni titolo PartnerRe a fronte dello scambio carta-contro-carta, puramente azionario, previsto dal cosiddetto amalgament agreement siglato il 25 gennaio scorso. 
Già l’offerta in contanti potrebbe, e nelle intenzioni di Elkann dovrebbe, fare la differenza. Il carico aggiuntivo, inglobato nel prezzo, è un premio del 16% rispetto al valore riconosciuto dagli accordi di fusione. Che così rischia seriamente di saltare. Ma sarebbe, nel caso, un problema di Axis. Verso PartnerRe, da Torino, anche nella forma partono solo messaggi distensivi. «Offerta amichevole», si dice e si ripete. E se è vero che i contatti sono iniziati appena ieri, è perché fin qui l’amalgament agreement impediva a chi l’ha firmato di avviare altri colloqui.
Da adesso però si fa sul serio. La partita cui Elkann ha dato il via non è soltanto, con i suoi 6 miliardi di euro ( 6,4 in dollari) di valore complessivo, la più grossa operazione mai lanciata dal gruppo Agnelli. Prima ancora — e se andrà in porto, ovvio — è la mossa che consentirà di riequilibrare un portafoglio reso ricco da Fiat Chrysler Automobiles ma proprio perciò sbilanciato sull’automotive.
I conti 2014, approvati ieri, mostrano un gruppo in utile per 323 milioni, che può aumentare da 0,335 a 0,35 euro il dividendo ed è in grado di sottoscrivere 712 milioni di bond Fca e mantenere comunque una posizione finanziaria netta attiva per 563 milioni. E questo, sommato all’effetto-leva e magari alla cessione di Cushman & Wakefield, è quel che consente a Exor di affrontare in totale tranquillità l’impegno previsto per PartnerRe («L’acquisizione sarà finanziata con mezzi propri oltre che con prestiti-ponte e finanziamenti a medio termine garantiti da Citibank, London Branch e Morgan Stanley», con lo studio Pedersoli tra gli advisor legali).
La crescita, anche borsistica, di Fiat Chrysler ha però inevitabilmente portato l’automotive a «pesare» per i due terzi degli attivi Exor (45% Fca, 19 Cnh). Da due anni Elkann prometteva diversificazione nei servizi finanziari, da due anni ci lavorava. PartnerRe potrebbe essere la risposta. Se i soci della compagnia, quotata a Wall Street e capace di realizzare un miliardo di dollari di utili su entrate per sei miliardi, accetteranno l’offerta partita da Torino, il portafoglio «grandi partecipazioni» avrà un terzo «ramo» molto più consistente di quanto non sia oggi C&W. Peso stimato: intorno al 32%.
Il punto, ora, è portare davvero le riassicurazioni al Lingotto. Elkann conta «sulla valorizzazione superiore, la certezza di un’offerta in denaro, il nostro impegno di azionisti stabili» per convincere «consiglio, dipendenti, azionisti di Partner Re»: «Molto fiducioso», in ogni caso, che «sosterranno la nostra proposta, creando le condizioni affinché si concluda con successo e in tempi rapidi».
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