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Exor mette in vendita l’immobiliare Usa

Se (o quando) andrà in porto, porterà nelle casse di Exor una cifra valutata attorno agli 1,6 miliardi di dollari. Tradotta in euro significherebbe 1,4 miliardi, e con una ricchissima plusvalenza: tra gli 800 milioni e il miliardo, scommettono gli analisti, e probabilmente più verso la parte alta del range. L’81% di Cushman & Wakefield potrebbe insomma rivelarsi, per la holding guidata da John Elkann, un bis dell’operazione Sgs. Quella che aveva battuto ogni record: prezzo di cessione 2 miliardi di euro, guadagno netto 1,5. 
Sgs era stata venduta due anni fa. C&W sul mercato ci va adesso. La fase è assolutamente preliminare: il mandato a Goldman Sachs e Morgan Stanley è stato appena conferito. Potrebbero volerci mesi e potrebbe anche non esserci qualcuno disposto a pagare quel che i multipli di un settore in forte ripresa fotografano come «giusto valore» della società (2 miliardi di dollari complessivi). Le indiscrezioni lanciate online dal Wall Street Journal , la notte scorsa, sono però sostanzialmente confermate dalla nota diffusa di prima mattina dalla finanziaria di casa Agnelli. Non tanto sul dettaglio delle cifre in gioco, per le quali occorrerà aspettare i dati 2014 di Cushman (metà marzo, previsioni di ulteriore, netta crescita) e le relative valutazioni in bilancio Exor (board il 14 aprile). È sulla sostanza delle anticipazioni, ossia sulla decisione di vendere l’80,91% del terzo gruppo mondiale nei servizi commerciali per il real estate , che non ci sono dubbi. Perché quel che «Exor chiarisce» è che «l’analisi delle possibili alternative riguardanti le società del suo portafoglio — incluse cessioni, fusioni, acquisizioni — fa parte integrante della propria normale attività di società d’investimento».

Appunto. Investire sul medio-lungo termine, far crescere nel «durante», valorizzare alla fine con la vendita è «il» mestiere della holding. C’è una sola eccezione, un solo settore a partecipazione stabile. L’automotive. Dunque Cnh. Dunque, soprattutto, Fiat Chrysler Automobiles.

Lì, in Fca e nella difesa del proprio ruolo di azionista di controllo, Exor ha impiegato nei mesi scorsi 800 milioni. È stato l’unico vero, consistente investimento degli ultimi anni, e non ha intaccato più di tanto la massa di liquidità accumulata grazie a Sgs. Anche ora e senza considerare l’effetto-leva, le risorse a disposizione
ammontano ad almeno 2,5 miliardi. È presto per immaginare le direzioni in si muoverà Elkann se, a questo cash, si aggiungesse quello dell’eventuale cessione Usa: «Al momento non vi sono transazioni da comunicare, né vi è alcuna garanzia che l’analisi in corso si concluda con una transazione riguardante C&W».

È ovvio: for sale , «in vendita», non significa «venduto». Se però alla fine così fosse, dal gruppo comprato per 625 milioni di dollari nel 2007 e pesantemente ristrutturato dopo il grande crollo globale, Exor ricaverebbe altre potenti munizioni da sparare sul mercato. Tant’è che, per una volta, non è Fca a spingere il titolo: il +0,59% che ieri l’ha portato a sfiorare i 40 euro («bucati» nel corso della seduta) è targato C&W.

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