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Exor, la pandemia pesa sulle partecipate Investimenti confermati

Un bilancio semestrale che fotografa da una parte il pesante effetto della pandemia sulle aziende del gruppo e, dall’altra, la volontà di continuare a investire per allargare la sfera delle proprie attività.
Sono questi i due fattori principali che emergono dalla relazione sull’andamento nel primo semestre 2020 di Exor, la holding presieduta da John Elkann a cui fanno capo imprese quali il gruppo automobilistico Fca, i bolidi della Ferrari, i trattori e i camion di Cnh Industrial, la Juventus campione d’Italia e Gedi, casa editrice di La Repubblica .
In una holding come Exor, il dato che riassume da vicino le difficoltà della pandemia è quello che in inglese si chiama “net asset value” (Nav), ovvero il valore delle partecipazioni detenute, al netto dei debiti della holding stessa. Tra il 31 dicembre 2019 e il 30 giugno scorso, questo valore per Exor è sceso di 5,2 miliardi di dollari (4,5 miliardi di euro), a 20,9 miliardi di dollari (18,7 miliardi di euro). Essendo gran parte delle aziende controllate quotate, si tratta di un numero largamente atteso, dove l’unica novità è l’effetto della mancata vendita della società di riassicurazioni PartnerRe, con sede a Bermuda. Lo scorso marzo Exor aveva firmato un memorandum d’intesa con il gruppo francese Covéa, che si era impegnato ad acquistare PartnerRe al prezzo di 9 miliardi di dollari. In maggio, però, i francesi si erano tirati indietro e Exor aveva deciso di riaffermare il proprio impegno nello sviluppo della compagnia. Non essendo quest’ultima quotata, ai fini della stesura della relazione semestrale Exor ha fatto valutare la società a un esperto indipendente, che ha stabilito in 7,6 miliardi di euro il valore corrente di PartnerRe. Va detto che a fine luglio, dopo la chiusura della semestrale, fra i due gruppi è stata firmato un accordo di collaborazione, una sorta di “pace”: Covéa ha deciso di investire 1,5 miliardi di euro in attività selezionate da Exor, 750 milioni dei quali saranno in veicoli di riassicurazione di PartnerRe stessa.
Per Exor il bilancio del semestre si chiude con una perdita consolidata di 1,31 miliardi di dollari, a fronte di un profitto di 2,42 miliardi a giugno 2019. Il gruppo afferma che gli effetti della pandemia sono «al momento attuale ancora incerti», una valutazione che impedisce di «stimarne l’impatto sulle operazioni e sui risultati ». Exor non ha comunque smesso di investire, anche in un periodo così incerto. Oltre all’Opa su Gedi, completata in luglio, a inizio aprile ha comprato per 200 milioni di dollari una quota dell’8,87% dell’americana Via Transportation, società hi-tech che ha sviluppato una piattaforma digitale per ottimizzare i servizi di trasporto nelle città. Tra dicembre e giugno il debito lordo è salito da 3,8 a 4,9 miliardi di dollari, anche perché l’azienda ha rafforzato la liquidità in cassa, salita da 886 milioni a 1,5 miliardi di dollari.
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