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Exor, la crisi Covid pesa sui conti Semestre in perdita per 1,3 miliardi

In questo quadro, la perdita di valore del Nav per 1,3 miliardi è il risultato di un riallineamento di Partner Re a seguito della trattativa, poi sfumata, per la vendita del gruppo alla francese Covea. La controllata nelle riassicurazioni era stata infatti valutata, nell’ambito del negoziato, 9 miliardi di dollari, valore iscritto nel bilancio di fine 2019. Dopo il dietrofront del gruppo francese la holding ha così dato mandato a un advisor indipendente di procedere all’aggiornamento del valore di Partner Re, con il risultato che la società è ora iscritta in bilancio per 7,680 miliardi di dollari. Oltre all’effetto Partner re, ha pesato anche la performance delle principali partecipate della holding, e in particolare il ridimensionamento del valore di Fca, di cui controlla il 28,67%, iscritta alla fine del semestre per 4,5 miliardi contro i 6,6 miliardi di fine 2019, e quello di Cnh (26,8%) che nel periodo ha dimezzato il proprio valore con il pacchetto in mano alla holding iscritto per 2,5 miliardi contro i 4 miliardi di sei mesi fa. Tuttavia se si considera l’andamento delle partecipate nei mesi più recenti, il Nav ha in parte recuperato terreno e si attesta intorno a 23 miliardi di dollari.

Tornando ai conti, la posizione finanziaria netta consolidata di Exor è negativa per 3,081 miliardi di euro e riflette un peggioramento di 450 milioni da -2,631 miliardi di euro al 31 dicembre 2019, per via di investimenti per 391 milioni, pagamento di dividendi per 100 milioni e altri effetti negativi per 54 milioni, parzialmente bilanciati dai 95 milioni di euro ricevuti da alcune controllate come dividendo. Sul fronte degli investimenti hanno inciso le operazioni in Via Transportation ed in Gedi. Lo scorso 10 Agosto, Exor ha infatti completato con successo l’acquisizione di Gedi avviando così il delisting. A seguito del loro reinvestimento, Cir and Mercurio detengono ora una quota del 5% in Gedi. Quanto infine alle prospettive, la holding guidata da John Elkann resta prudente: «La gravità dell’epidemia di Covid-19 in questa fase è al momento incerta e pertanto Exor non può ragionevolmente stimare l’impatto che avrà sulle sue operazioni e sui risultati e sulle operazioni e sui risultati delle sue controllate operative», si legge nel comunicato di Exor sulla semestrale.

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