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Exor cede per 1,27 miliardi l’immobiliare Usa

Valorizzazione complessiva della società: due miliardi di dollari. Incasso per il 75%: 1,278 miliardi. Relativa plusvalenza: 722 milioni. Che andranno a rafforzare la già ricca liquidità del venditore. Exor. 
L’accordo per la cessione di Cushman & Wakefield era nell’aria da un paio di giorni. È arrivato ieri, in tempo per le comunicazioni ufficiali prima dell’apertura di Piazza Affari. Tra i tanti pretendenti, la holding guidata da John Elkann ha alla fine chiuso con una società controllata da Tpg Capital insieme a Pag Asia Capital e al fondo pensionistico degli insegnanti dell’Ontario. Si chiama Dtz, dopo l’aggregazione opererà con il marchio di Cushman, e dall’integrazione nascerà uno dei maggiori gruppi mondiali nell’intermediazione e nei servizi immobiliari.
Lo si deve in buona parte ai risultati raggiunti da C&W sotto l’ombrello da investitore di lungo periodo garantito da Exor. Marzo 2007, data d’ingresso della finanziaria di casa Agnelli: Cushman ha ricavi netti per 1,5 miliardi di dollari e un margine operativo lordo di 116 milioni. Dicembre 2014: i ricavi sono saliti a 2,1 miliardi e il margine operativo a 175. Numeri record, nella storia del gruppo. E performance che hanno consentito a Elkann, oltre al dichiarato «orgoglio per aver fatto in modo che C&W, nonostante le difficili condizioni di mercato, sia cresciuta fino a diventare la grande società che è oggi», di raddoppiare — o quasi — il valore iniziale dell’investimento.
Se la Borsa, ieri, non ha brindato all’affare (titolo sostanzialmente fermo), la ragione sta nel dossier che rimane aperto sulla scrivania del presidente: PartnerRe. Con gli 1,278 miliardi di dollari in arrivo grazie a C&W, Exor rafforza ulteriormente le proprie capacità di autofinanziamento. Ma, per conquistare la compagnia dopo il «no» del board all’offerta, potrebbe preparare un rilancio. Deciderà oggi il consiglio già convocato per la trimestrale. È lì che guarda Piazza Affari.

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