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Exit tax, società davanti al bivio

La exit tax trova chiarezza. Le società italiane che trasferiscono la propria residenza in un paese dell’Unione europea non saranno chiamate a versare subito l’imposta sulle plusvalenze «in uscita», ma si troveranno davanti due opzioni: o sospendere il versamento, fino a un massimo di dieci anni, o rateizzarlo in sei quote annuali (e non più in dieci). Nel primo caso l’Agenzia delle entrate potrebbe chiedere la prestazione di apposite garanzie. Il prelievo non si applica se i beni aziendali confluiscono in una stabile organizzazione nel territorio dello stato. È quanto ha previsto il decreto dell’economia 2 luglio 2014, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n.156 dell’8 luglio (si veda ItaliaOggi del 9 luglio scorso), resosi necessario a seguito delle criticità applicative sollevate dal precedente dm attuativo del 2 agosto 2013.

Le novità. Pur lasciando in generale invariato l’impianto normativo precedente, il nuovo provvedimento apporta due rilevanti modifiche sia per quanto riguarda la sospensione sia per la rateizzazione. Sotto il primo profilo viene meglio chiarito il momento in cui scatta il presupposto per la riscossione da parte dell’erario delle imposte «congelate».

Nello specifico, il dm precisa che per i beni ammortizzabili (materiali e immateriali) il realizzo si ha negli esercizi di maturazione delle quote residue di ammortamento fiscale. Per le partecipazioni, invece, l’imponibilità si concretizza negli esercizi di distribuzione degli utili o delle riserve di capitale. Per tutti gli altri asset, infine, il realizzo avviene secondo le ordinarie disposizioni del Tuir (fermo restando il limite massimo di dieci anni dalla fine dell’ultimo anno di residenza in Italia). Per quanto attiene alla rateazione, la modifica consiste nella riduzione da dieci a sei anni del debito tributario.

Base imponibile. La plusvalenza sulla quale determinare l’exit tax deve essere quantificata in maniera unitaria, sulla base del valore normale dei componenti (positivi e negativi) dell’azienda o del complesso aziendale trasferiti. Incluso il valore dell’avviamento e del valore delle funzioni e dei rischi propri dell’impresa, ribadisce il dm. Si tratta cioè di individuare i valori analoghi a quelli che imprese indipendenti avrebbero riconosciuto per il trasferimento degli asset. Identico meccanismo di applica in ipotesi di trasferimento all’estero di una stabile organizzazione italiana.

Il calcolo dell’imposta. Le imposte sui redditi sulla plusvalenza devono essere determinate in via definitiva alla fine dell’ultimo periodo d’imposta di residenza in Italia (o di esistenza in Italia della stabile organizzazione oggetto di trasferimento), senza tener conto delle plus/minusvalenze realizzate successivamente. Sarà ininfluente, per esempio, il fatto che i beni vengano poi ceduti a un valore superiore a quello «fotografato» al momento del cambio di sede.

I valori esclusi. La sospensione o la rateazione non possono in ogni caso riguardare alcune poste del bilancio, esplicitamente individuate dai decreti attuativi.

Si tratta in primis dei maggiori e minori valori dei beni-merce (ex art. 85 del Tuir): questi, se non confluiti in una stabile organizzazione italiana, costituiscono quindi oggetto di tassazione immediata. Stesso destino per i fondi in sospensione di imposta che non vengono ricostituiti nel patrimonio contabile della stabile organizzazione. Così come gli altri componenti positivi e negativi che concorrono a formare il reddito gestionale dell’ultimo periodo d’imposta di residenza in Italia.

Le perdite. Il dm correttivo, allineandosi a quanto già previsto dal dm 2 agosto 2013, conferma l’utilizzabilità delle perdite maturate in esercizi precedenti. Queste andranno a compensare in prima battuta il reddito dell’ultimo periodo d’imposta di residenza in Italia, comprensivo di quei componenti esclusi dal regime agevolato (di cui al capoverso precedente). L’eccedenza, come pure l’eventuale perdita di tale ultima annualità, potrà essere compensata con la plusvalenza di uscita. Qualora restassero ancora delle perdite inutilizzate, queste saranno scomputabili dal reddito della stabile organizzazione mantenuta in Italia (se presente).

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