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Exit tax differita anche senza garanzie

Exit tax a riscossione differita senza rilascio di garanzie, a meno che non vi sia un grave e concreto pericolo per la riscossione. In presenza di soggetti che nei tre esercizi antecedenti al trasferimento della residenza non hanno conseguito perdite civilistiche e dall’ultimo bilancio evidenziano un patrimonio netto almeno pari al 120% dell’imposta sospesa o rateizzata la garanzia non è comunque dovuta.
Lo stabilisce l’atteso provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate del 10 luglio 2014 che, a soli due giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del ministro delle Finanze del 2 luglio 2014 (si veda il Sole 24 Ore di ieri), completa l’impianto normativo in materia di trasferimento di residenza all’estero (articolo 166, comma 2-quater e 2-quinquies del Tuir).
La disciplina del trasferimento di residenza all’estero è stata introdotta con il Dl 1/2012, ma le modalità attuative erano state demandate ad un decreto del ministro dell’Economia e delle finanze, emanato il 2 agosto 2013 e poi integralmente sostituito dal recente decreto correttivo del 2 luglio 2014. Il nuovo decreto demandava a sua volta a un provvedimento del Direttore dell’agenzia delle Entrate l’individuazione delle modalità di esercizio dell’opzione per la sospensione dell’imposta o per la rateizzazione, delle modalità di prestazione delle garanzie nonché delle modalità di monitoraggio annuale delle plusvalenze in sospensione (articolo 1 comma 9 decreto del 2 luglio). Il provvedimento avrebbe potuto inoltre individuare cause di decadenza della sospensione connesse al venir meno delle garanzie o alla mancata presentazione delle stesse.
Per quanto concerne le modalità di esercizio dell’opzione il provvedimento prevede che la stessa vada effettuata tramite una comunicazione all’Ufficio territorialmente competente, da effettuare entro il termine per il saldo delle imposte sui redditi relative all’ultimo periodo d’imposta di residenza in Italia. La comunicazione, la cui forma è libera, deve contenere una serie di informazioni specifiche elencate all’articolo 2 del Provvedimento, tra cui l’inventario analitico dei beni migrati, l’ammontare della plusvalenza – per singolo bene e unitaria – il valore normale dei beni migrati e l’illustrazione delle concrete modalità di determinazione dello stesso, il piano di ammortamento dei beni migrati (in caso di opzione per la sospensione), l’indirizzo estero per la notifica degli atti e le informazioni utili per valutare la solvibilità attuale e prospettica dell’impresa.
Con riferimento alle garanzie, come accennato, il provvedimento adotta un approccio soft, prevedendo che l’efficacia dell’opzione per la sospensione o rateizzazione possa essere subordinata alla presentazione di garanzie solo in presenza di «grave e concreto» pericolo per la riscossione. Tale circostanza deve risultare da atto motivato dell’Ufficio.
L’esistenza di un pericolo per la riscossione sembrerebbe comunque escluso per presunzione di legge per le imprese che nei tre esercizi antecedenti alla migrazione non hanno chiuso bilanci in predita e hanno un patrimonio netto dall’ultimo bilancio almeno pari al 120% dell’imposta sospesa o rateizzata (articolo 5.5). Il riferimento all’ultimo bilancio sembra far intendere che si debba far riferimento ai valori contabili, a prescindere dai valori patrimoniali correnti.
Anche nei casi in cui è dovuta, peraltro, la garanzia non dovrà coprire l’intero importo dell’imposta sospesa o rateizzata. Il provvedimento, infatti, stabilisce che la garanzia – sommata al patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio – dovrà essere pari all’imposta differita (5.2). In sostanza, l’importo della garanzia dovrà semplicemente colmare la differenza – se esistente – tra imposta sospesa e patrimonio netto contabile risultante dall’ultimo bilancio. Pertanto – anche se non è chiaro come si coordini la previsione dell’articolo 5.2 con l’articolo 5.5 – ogni qual volta il patrimonio netto contabile eccede l’imposta sospesa, la garanzia sembrerebbe non dovuta, a prescindere dai risultati del triennio precedente.
Il Provvedimento disciplina infine gli obblighi di monitoraggio – applicabili nella sola ipotesi di opzione per la sospensione – prevedendo che a seguito del trasferimento di sede la società migrata continuerà a presentare annualmente la dichiarazione dei redditi, limitatamente ai quadri inerenti la plusvalenza sospesa (quadro TR di Unico 2014).

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