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Ex vertici Bpm indagati per truffa

di Federico De Rosa

MILANO — Bufera sugli ex vertici della Banca Popolare di Milano. L'ex presidente Massimo Ponzellini e gli ultimi due direttori generali, Enzo Chiesa e Fiorenzo Dalu, sono indagati per truffa ai danni dei clienti della banca per la vendita del prestito «Convertendo 2009/2013-6,75%» da 400 milioni, sul quale la Consob aveva già riscontrato pesanti irregolarità. I titoli erano stati venduti a 15 mila clienti e soci della banca: pensionati, massaie, commercianti, spesso convinti dalla stessa Bpm a investire in un bond che rendeva il 6,75%. Che però un bond non era, trattandosi di un derivato non quotato e tassato al 27% invece che al 12,5% come le normali obbligazioni. L'operazione ha provocato perdite vicine al 90% a risparmiatori per lo più inconsapevoli di rischiare così tanto.
Nelle scorse settimane i magistrati milanesi Roberto Pellicano e Antonio Pastore ne hanno ascoltati centinaia, e al termine delle audizioni hanno deciso di firmare gli avvisi di garanzia per gli ex vertici di Bpm. Tra gli indagati c'è anche l'allora responsabile della funzione compliance di Piazza Meda, Ivano Venturini, già sanzionato dalla Consob insieme a Chiesa e Dalu proprio per le anomalie che hanno accompagnato il lancio del convertendo. L'operazione è stata infatti già oggetto di una lunga indagine della Commissione, che ha fatto emergere una serie di irregolarità agli sportelli nella fase di collocamento del prestito. In molti casi si è scoperto che per poter vendere il convertendo i dipendenti avevano modificato il profilo di rischio dei clienti e adottato prassi commerciali non corrette. «Condotte illecite» di «gravità estremamente elevata», spiegò la Commissione.
Gli uffici di Giuseppe Vegas, tuttavia, non potevano sapere che dopo il danno sarebbe arrivata anche la beffa. A dicembre dell'anno scorso Piazza Meda ha deciso infatti di convertire in anticipo il prestito, concambiandolo con un pacchetto di azioni Bpm il cui valore di mercato copriva appena il 10-15% dell'investimento originario.
La delibera era stata assunta nel corso di uno degli ultimi consigli presieduti da Ponzellini. Il quale era rimasto fuori dall'indagine Consob, ma non dal filone della Procura milanese. Non l'unico che lo riguarda nelle vesti, ormai dismesse, di presidente Bpm. L'ex banchiere è sotto indagine a Milano anche per l'ipotesi di associazione a delinquere e ostacolo alle autorità di vigilanza per il maxifinanziamento da 148 milioni, giudicato «anomalo» da Bankitalia, alla Atlantis-Bplus.
Nessuno degli indagati oggi è più in Piazza Meda. Chiesa, che all'epoca del convertendo era vicedirettore generale, diventato nel frattempo direttore generale si è dimesso la scorsa settimana al termine di un duro braccio di ferro con i nuovi vertici della banca guidati da Andrea Bonomi. Il nuovo board di Bpm aveva fatto sapere di voler trovare una forma di compensazione per i clienti vittime del convertendo. Se ci sarà, tuttavia, non sarà per tutti. La banca starebbe infatti valutando per il momento solo le posizioni dei clienti che sono stati oggettivamente forzati a comprare, non avendo il profilo di rischio adeguato.
 

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