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Ex soci e liquidatori pagano solo i crediti sicuri e già maturati

La responsabilità da parte dei liquidatori e dei soci stabilita dall’articolo 36 del Dpr 602/1973 opera soltanto in presenza di un atto valido nei confronti della società e di un debito tributario che al momento della cancellazione della società risulta accertato in via definitiva nei confronti della stessa. Di conseguenza, quando viene notificato un atto impositivo dopo l’estinzione della società, non può essere addossata ai soci e ai liquidatori alcuna responsabilità. Questo perché l’atto emesso nei confronti di una società estinta non può considerarsi un atto valido e perché l’articolo 36 del Dpr 602/1973 non disciplina eventuali “sopravvenienze” che si realizzano dopo l’estinzione.
È questo il contenuto di una sentenza della Ctp di Torino, n. 570/7/15, depositata il 15 aprile 2015, la quale valorizza la matrice civilistica della norma dell’articolo 36 del Dpr 602/1973. La norma vuole infatti evitare all’amministrazione di adire il giudice ordinario. L’articolo 2495 del Codice civile (così come il precedente articolo 2456) stabilisce che i creditori rimasti insoddisfatti possono rivalersi – al verificarsi di determinate condizioni – su liquidatori e soci, con ovvia eventuale “competenza” del giudice ordinario. Anche l’amministrazione dovrebbe rivolgersi al giudice ordinario. Per evitare ciò, è stata introdotta una norma fiscale (prima l’articolo 265 del Dpr 645/1958, poi l’attuale articolo 36 del Dpr 602/1973) la quale permette all’Agenzia di rivolgersi al giudice tributario.
La natura civilistica della norma dell’articolo 36 del Dpr 602/1973 è stata ripetutamente affermata dalla giurisprudenza della Corte di cassazione (senteze 179/2014; 7327/2012; 8685/2002), che ha rilevato che quella dei soci e dei liquidatori non è una responsabilità in solido con la società, ma è una responsabilità per fatto proprio imputabile a tali soggetti.
Questo è anche il motivo per il quale la norma dell’articolo 36 del Dpr 602/1973 prevede che l’accertamento nei confronti dei soci e dei liquidatori deve essere fatto con apposito atto motivato. In sostanza, non è che la responsabilità dei soci e dei liquidatori è automatica con la notifica dell’atto alla società, ma occorre che vi sia un atto successivo (notificato e intestato ai soci e ai liquidatori) a motivare che ricorrono le condizioni stabilite dallo stesso articolo 36:
la prima condizione è che il credito dell’amministrazione verso la società sia certo e, quindi, si basi su un atto valido: è chiaro che non può esserlo un atto emesso dopo l’estinzione della società;
ulteriore ovvia condizione è che il credito dell’amministrazione risulti “maturato” prima dell’estinzione della società (la norma non disciplina eventuali “sopravvenienze” rispetto alla cancellazione, come invece può realizzarsi sotto il profilo civilistico; Cassazione a Sezioni unite 6071/2/3 del 2013).
Questi i motivi per i quali, in presenza di un atto impositivo notificato dopo la cancellazione della società, non si avverano le condizioni richieste dall’articolo 36 del Dpr 602/1973, come rilevato dalla Ctp di Torino.

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