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Ex Ilva, lo Stato in ArcelorMittal Italia: «Pronti a investire»

C’erano tutti i protagonisti. Ma mancava il piano industriale. Per questo il tavolo di ieri — a distanza in videoconferenza — tra governo, commissari, sindacati e ArcelorMittal sul futuro dell’ex Ilva si è fermato alle parole. Importanti — perché lo Stato si è detto pronto a intervenire direttamente e indirettamente — ma pur sempre parole. Perché per i numeri, in particolare quelli dei possibili esuberi, bisognerà attendere il piano industriale, inizialmente previsto entro maggio e adesso promesso dall’ad di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, «entro una decina di giorni». Il ritardo è stato spiegato dagli «scenari di mercato che cambiano ogni 24 ore, per i prodotti e la fornitura di materie prime». Ma, secondo Morselli, «ArcelorMittal vuole onorare gli impegni presi fino in fondo, anche con le difficoltà causate dal Covid-19». Che, in concreto, si materializzano in «clienti — dall’automotive alla meccanica alle costruzioni — che ci mandano mail chiedendo di rinviare di mesi la spedizione: non sanno cosa farsene».

La crisi, insomma, si fa sentire: non a caso la riunione di ieri si è svolta in contemporanea con gli scioperi di 4 ore negli stabilimenti ( 8 ore a Taranto) per protestare contro l’eccessivo ricorso alla cassa integrazione. Tutto per colpa del lockdown, avviato proprio poche ore dopo l’ultimo accordo firmato il 4 marzo scorso che, per il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli resta imprescindibile: «A febbraio e fino al 10 marzo — ha spiegato Morselli — abbiamo raddoppiato la produzione giornaliera rispetto all’anno scorso. L’intenzione di Mittal di fare grande questa azienda resta la medesima anche adesso».

Il nodo esuberi

Catalfo: non si è parlato di esuberi, se riprende l’attività produttiva si salva l’occupazione

Se ArcelorMittal si è detta pronta a rispettare gli impegni, anche il governo ha fatto un passo nella direzione della multinazionale: «Siamo disponibili a coinvestire con ArcelorMittal per avere un’Ilva forte, che produca tanto e che sia leader di mercato, che faccia investimenti significativi con intervento dello Stato diretto e indiretto», ha evidenziato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Nei mesi scorsi si era discusso dei possibili veicoli da utilizzare, ma non si è mai arrivati a una scelta. Per Gualtieri «la proroga di 10 giorni è ragionevole», come a voler rassicurare i sindacati che, invece, lo saranno soltanto quando dal piano emergerà la produzione e il perimetro occupazionale. Tanto più che i segretari di Fim-Cisl (Marco Bentivogli), Uilm-Uil (Rocco Palombella) e Fiom-Cgil (Francesca Re David) riconoscono come unico accordo quello del 6 settembre 2018 che garantisce tutti i livelli occupazionali e investimenti per l’ambientalizzazione. Dal passato, invece, a causa della crisi amplificata dal coronavirus, sembra riemergere anche il nodo esuberi, che nel corso delle trattative dei mesi scorsi erano arrivati anche fino a 5 mila. «Non si è parlato di esuberi — ha spiegato la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo — ma di riprendere le attività di alcuni settori dell’ex Ilva che sono stati fermati. Se riprende l’attività produttiva c’è la salvaguardia occupazionale. Ma, ovviamente, tutto dipende dal piano industriale». Il grande assente dell’incontro di ieri.

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