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Evergrande a rischio crack: gli investitori circondano la sede

Scene da Lehman Brothers nel quartier generale di Evergrande, il gigante dell’immobiliare di GuangZhou più che mai sull’orlo del precipizio finanziario. Lunedì i creditori hanno bocciato il piano di rinegoziazione del debito scaduto nel weekend: Evergrande Wealth Management ha proposto un rimborso con rate quinquennali in contanti subito rispedito al mittente. Già ieri gli investitori più piccoli hanno iniziato ad assediare il palazzo, tenuti a bada, a stento, dagli uomini della sicurezza.

A fine giugno la lancetta dei 12 trilioni di debito corporate cinese era salita dal livello 3 al 4, e per il debito offshore era scattato addirittura l’allarme rosso, dato che la metà è in mano al real estate il quale, a sua volta, assorbe un quarto dell’economia cinese. A quella stessa data, Evergrande aveva accumulato 240 miliardi di yuan (37,28 miliardi di dollari) di debito in scadenza entro un anno, di gran lunga superiore alle disponibilità liquide di 86,8 miliardi di yuan (13,48 miliardi di dollari).

Dal livello 5 al 6, ovvero il fallimento, il passo ora è breve. La società ha ammesso di non essere riuscita a vendere come promesso gli uffici di Hong Kong, mettendo sul banco degli imputati i media e i loro resoconti negativi.

Di fatto le azioni di Evergrande in 14 mesi hanno perso il 90% del valore, mentre le obbligazioni in dollari vengono scambiate al 60-70% sotto la parità. Fra gli investitori della società anche colossi occidentali del calibro di Allianz e BlackRock.

Nata nel 1996, Evergrande ha incarnato l’era d’oro del real estate in espansione continua, incassando passività per quasi due trilioni di yuan (305 miliardi di dollari), per questa ragione il suo default potrebbe trascinare l’intero settore. A corto di liquidità, non riesce a trovare nuovi finanziamenti, nè a pagare i fornitori, completare progetti o aumentare le entrate.

Insolvenza, buyout, salvataggio: di questi tre scenari di certo l’ultimo è da escludere a priori.

La Banca centrale cinese consapevole della stretta al credito tre settimane fa ha invitato a prestare denaro alle PMI, le più a rischio, non ai colossi privati indebitati. Ieri ha iniettato nel sistema altra liquidità da 10 miliardi di yuan (1,55 miliardi di dollari), per sostenere la liquidità. Ma di salvataggi proprio non se ne parla.

Perchè non c’è solo il pessimo andamento del mercato obbligazionario e azionario di Evergrande, ma anche quello di altri developers del calibro di Guangzhou R&F Properties Co e Xinyuan Real Estate Co. Inoltre anche Baoneng Investment Group Co.Ltd., una società privata di servizi finanziari di Shenzhen traballa, è l’ultimo conglomerato cinese ad affrontare una massiccia crisi del debito. Baoneng è noto per il fallito tentativo di acquisizione ostile nel 2015 del real estate developer China Vanke Co. Ltd. Con 200 miliardi di yuan (31 miliardi di dollari) di debito, anche Baoneng deve tenere a bada dipendenti che chiedono salari non pagati, fornitori che reclamano a gran voce pagamenti scaduti e creditori che chiedono il rientro di prestiti. La società, che si è aggiudicata un investimento strategico di 12 miliardi di yuan dal governo di Guangzhou, sta cercando di far cassa vendendo asset e chiedendo altro sostegno pubblico.

La Cina ha il debito che viaggia più veloce al mondo, in assoluto, e secondo l’Istituto della finanza internazionale nel secondo quadrimestre è salito di altri 2.3 trilioni a quota 55, e per il 40% si tratta di debito non finanziario. Oltre al debito corporate, infatti, c’è quello degli enti locali e quello dello Stato centrale.

Il sistema bancario adesso è sotto pressione, Evergrande sarebbe indebitata a ragnatela con circa 128 banche e 121 istituzioni non bancarie. Ma, in generale, i prestiti deteriorati delle banche commerciali sono pari all’1,77% del totale nell’ultimo trimestre e rispetto agli Usa la Cina ha più controllo del sistema finanziario. Fino a quando?

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