Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Evasione, salvi i beni del manager

Nel caso di omesso versamento di ritenute operate e non versate, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente (ossia una sanzione avente pregnante natura sanzionatoria) sui beni dell’amministratore della società a responsabilità limitata è legittimo solo quando non è possibile aggredire i beni appartenenti all’impresa che ha tratto beneficio dal profitto del reato.

La confisca non è possibile quando essa appartenga a persona estranea al reato, ma nel caso di reato commesso da amministratore di società il cui profitto è rimasto nelle casse della stessa, questa non può considerarsi estranea al reato, pur se non è prevista una responsabilità amministrativa. Questo è il principio espresso dalla Corte di cassazione, sezione III penale, con la sentenza del 4 ottobre 2012 n. 38740.

Il caso. Il procedimento riguarda una situazione molto comune in questo periodo di crisi economica: una società a responsabilità limitata ometteva di versare all’erario nel termine fissato dalla legge le ritenute risultanti dalle certificazioni rilasciate ai sostituti d’imposta. Il pm chiedeva il sequestro preventivo dei beni del legale rappresentante della società. Il sequestro dei beni del rappresentante legale veniva però bocciato dal Gip, il quale evidenziava che l’amministratore non aveva beneficiato dal reato contestato e, non ravvisandovi la responsabilità amministrativa da reato delle persone giuridiche (ex lege dlgs 231/2001), non si potevano aggredire i beni dell’impresa. Il gip infatti sosteneva che l’unico soggetto che aveva ricavato un beneficio economico dalla consumazione del reato, trattenendo le somme non versate al fisco, era la società a responsabilità limitata ed era l’unica ad avere conseguito nella sua totalità del profitto del reato. Doveva invece escludersi che il legale rappresentante avesse ritratto alcunché a titolo di utilità personale, non avendo egli nemmeno in parte dirottato il profitto del reato verso il suo patrimonio personale. Il Tribunale del riesame, a cui si è rivolto il pm, disponeva invece il sequestro preventivo dei beni dell’amministratore osservando che la confisca riguardava i soli beni del legale rappresentante e non quelli della società in quanto questa non era stata chiesta dal pm. Inoltre il pm sottolineava che la confisca ha natura sanzionatoria e pertanto il legale rappresentante della società che abbia commesso il reato viene sanzionato, oltre che con la pena, anche nel suo patrimonio, per il profitto conseguente al reato da lui commesso, a prescindere dal fatto che il profitto sia stato acquisito dalla società da lui amministrata. Il sequestro disposto dal tribunale del riesame veniva poi annullato dalla Cassazione.

La posizione della Cassazione. Gli Ermellini ritengono che la legge consente la confisca diretta dei beni che costituiscono il profitto del reato indipendentemente dalla qualifica di concorrente nel reato stesso del soggetto nella cui disponibilità è pervenuto il profitto e qualora si tratti di una società, indipendentemente dal fatto che sia prevista o meno una responsabilità amministrativa. La confisca non è possibile quando essa appartenga a persona estranea al reato, ma nel caso di reato commesso da amministratore di società il cui profitto è rimasto nelle casse della stessa, questa non può considerarsi estranea al reato, pur se non è prevista una responsabilità amministrativa.

Pertanto, nel caso in esame, era possibile il sequestro finalizzato alla confisca del profitto del reato che – come accertato dal giudice di merito – si trovava ancora interamente nelle casse della società. Qualora invece, continuano i giudici, per qualche ragione il sequestro diretto non fosse stato più possibile, allora si sarebbe potuto applicare il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente sia sugli altri beni della società sia sui beni del legale rappresentante autore del reato. Questo del resto è confermato dalla giurisprudenza prevalente (Cass. sez. VI, 6/2/2009 n. 19764; Cass. sez. VI, 5/3/2009 n. 26611; Cass. sez. III, 27/1/2011 n. 7138; Cass. sez. un., 27/3/2008 n. 26654) la quale sostiene che il sequestro preventivo funzionale della confisca per equivalente del profitto del reato può contemporaneamente incidere sui beni dell’ente che dal medesimo reato ha tratto vantaggio e su quelli della persona fisica che lo ha commesso, con l’unico limite per cui il vincolo cautelare non può eccedere il valore complessivo del suddetto profitto.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

In anticipo su alcuni aspetti, ad esempio lo smaltimento dei crediti in difficoltà; in ritardo su a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le materie prime – soprattutto l’oro e il petrolio – sono tornate a regalare soddisfazioni all...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Apprezzamento unanime» per i dati di bilancio e conferma del sostegno all'amministratore delegato...

Oggi sulla stampa