Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Evasione, il fisco chiede 800 miliardi e ne riscuote solo 69 in tredici anni

ROMA — Quasi un trilione di cartelle da pagare. Ovvero 808 miliardi dovuti al Fisco, ma solo 69 poi recuperati. E ben 545 ancora da riscuotere, tanti quanto i ruoli cresciuti nella pancia di Equitalia in tredici anni, dal 2000 al 2012, e per un buon 80% ormai da svalutare. In altre parole, non più esigibili. Una montagna enorme e dunque un buco potenziale per le casse di Stato, Inps, Inail, enti locali, pari a un terzo del Pil italiano, un quarto del debito pubblico e cinquanta volte il pacchetto Imu-Iva-Tares-ticket sanitari che riscalda il dibattito quotidiano. Una massa incredibile, quasi totalmente riferibile, anche qui per oltre l’80%, a super-debitori iscritti a ruolo per importi record pari o superiori a mezzo milione di euro. Parliamo di 121.409 soggetti che dovrebbero restituire 452 miliardi all’erario e che invece si sono dati alla macchia. Falliti, nullatenenti, maestri esperti di cartiere, artifici, trucchi, scatole cinesi o semplicemente introvabili (all’estero o deceduti nel frattempo). In altre parole, truffatori.
I dati choc sono stati depositati ieri in commissione Finanze della Camera dal viceministro pdl dell’Economia, Luigi Casero, chiamato a rispondere all’interrogazione di Daniele Capezzone (Pdl) ed Enrico Zanetti (Scelta Civica) sulla cifra monstre di 545 miliardi diffusa, in alcune recenti interviste, proprio dal direttore dell’Agenzia delle Entrate. «Questi soldi non sono incassi persi, sono incassi che non sarebbero mai avvenuti », spiega Attilio Befera. «Per questo l’Agenzia svaluta l’82% dei propri crediti iscritti a ruolo». Nelle tabelle fornite da Casero – ed elaborate da Agenzia delle Entrate ed Equitalia – si legge che l’intero “carico” dei ruoli, accumulato dal Duemila ad oggi, è pari a 808 miliardi. Ma di questi 193 sono stati “sgravati” (cartelle annullate per errori dell’Agenzia o del commercialista), mentre solo 69 riscossi. In pratica, poco più dell’8% è tornato a casa.
Ben poche speranze per i 545 miliardi residui: 107 sono già sfumati, perché riferiti a soggetti falliti dopo l’iscrizione a ruolo, quasi 19 in rateazione e 21 “sospesi” (in attesa di esiti giudiziali o amministrativi). Se l’Agenzia delle Entrate dice dunque addio all’82% dei suoi ruoli (pari a 444 miliardi), l’Inps defalca dal proprio bilancio residui attivi per il 44% del totale (pari a 70,6 miliardi). Mentre l’Inail prova a recuperarne 7, i Comuni 15, gli altri enti 8,7. Più in generale, «il dato del riscosso tende strutturalmente ad attestarsi intorno al 20%», riferisce Casero. Ma non esiste alcun tesoretto, calcola Zanetti, vicepresidente della commissione Finanze: «Posso stimare che i 545 miliardi di euro di ruoli produrranno in concreto incassi per complessivi 55 miliardi di qui al 2024».
I 69 miliardi (su 808) recuperati sono in effetti una goccia nel mare. Ma ovviamente si riferiscono ai suoli ruoli. E cioè tutti quei tributi, multe, sanzioni, contravvenzioni non pagate dagli italiani, finite poi inevitabilmente in una cartella esattoriale. Il recupero annuale dell’evasione tuttavia fa leva su altre “fonti”. Derivate dall’attività di accertamento dell’Agenzia
delle entrate, come i versamenti diretti (da adesioni e mediazioni: il contribuente si accorda con il Fisco) e l’attività di liquidazione dell’imposta (l’Agenzia fa il controllo e determina l’imposta dovuta). In questo modo dal 2006 al 2012 sono stati recuperati 62,5 miliardi totali, di cui 39 dai ruoli. Non proprio bruscolini.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ai tempi delle grandi manifestazioni contro la stretta cinese, le file degli studenti di Hong Kong a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’ingresso nel tempio della finanza tradizionale pompa benzina nel motore del Bitcoin. Lo sbarco s...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’Internet super-veloce e la fibra ottica sono un diritto fondamentale, costituzionale, che va ass...

Oggi sulla stampa