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“Evasione, come recuperare 60 miliardi”

Riformare l’Iva per combattere l’evasione fiscale. E portare, nel giro di quattro anni, nelle casse dello Stato 58,7 miliardi ogni dodici mesi. Frutto del recupero dell’imposta non versata sui consumi, ma anche dell’inevitabile e fruttuosa ricaduta su Irpef, Ires e Iva in termini di recupero di gettito. La proposta, contenuta in un corposo dossier di 60 pagine già inviato a Renzi e Padoan, viene lanciata dal centro studi Nens, fondato nel 2001 da Vincenzo Visco e Pierluigi Bersani. Ed è subito polemica. L’ex ministro delle Finanze si scaglia contro l’amministrazione finanziaria che usa «i piccoli evasori come scudi umani per coprire l’evasione vera», quando invece dovrebbe essere «attiva, inflessibile, ma non repressiva». Affermazioni che «non rispondono al vero», si difende l’Agenzia delle entrate, facendosi scudo di un dato fin qui inedito, sulle somme riscosse dai contribuenti di grandi dimensioni (con fatturato di almeno 100 milioni). Passate da 110 milioni nel 2006 ai 2,1 miliardi del 2013. Prova questa, ribadisce l’Agenzia, che l’accanimento sui piccoli non esiste.

La proposta di riforma del Nens si articola su tre anni: start up, in progress e a regime. E fornisce anche una stima sui denari che si potrebbero recuperare, con una certa facilità, già dal 2015 (19,5 miliardi). Per poi crescere nel 2016 (40) e nel 2017 (56). Ed assestarsi dal 2018 a quota 58,7 miliardi, come detto. Cifre date dalla somma del recupero Iva – il perno della riforma – e delle altre imposte dirette. L’evasione dell’imposta sui consumi passerebbe così dai 40 miliardi annui attuali a 13. Gli interventi suggeriti sono otto, da spalmare nel triennio.
Nel primo anno, si prevedono tre ritocchi legislativi del regime Iva. Per introdurre il “reverse- charge” delle pubbliche amministrazioni che verserebbero l’Iva non ai fornitori, come avviene ora, ma direttamente allo Stato. L’estensione dell’aliquota unica, quella ordinaria dell’Iva, a tutte le transazioni intermedie (tra fornitori). Infine, l’applicazione del reversecharge (versa l’Iva chi acquista, non chi vende) al settore del commercio. Altre tre novità si aggiungerebbero al secondo anno della riforma. L’introduzione del “regime del margine” per le cessioni che riguardano il commercio, con il metodo “base da base”: l’Iva si applica al solo valore aggiunto e non all’intero valore del bene ceduto. L’obbligo di fatturazione telematica e di pagamento con carta elettronica. Prevedendo in quest’ultimo caso una “card di servizio”, fornita dal negozio o dal professionista, per gli anziani e tutti coloro che vogliono ancora pagare in contanti o con assegni. Nel terzo e ultimo anno della riforma si affiancherebbe l’estensione del reversecharge a tutti i settori economici (sempre che la Ue lo permetta) e l’introduzione di nuovi misuratori fiscali in grado di trasmettere periodicamente al ministero dell’Economia i dati degli scontrini emessi.
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